Chi ha vinto l’appalto per la Piramide

(con zero soldi al museo della Resistenza)

 

di Gianni Barbacetto e Leonardo Bison
Foto di Roberto Lepetit

Si è acquietato il dibattito sul glicine messo a rischio dalla realizzazione del museo nazionale della Resistenza, da quando il ministero della Cultura ha garantito che con una variante sarà salvato. Ma mentre a maggio il dibattito ferveva, la gara d’appalto per la terza “Piramide” da costruire in piazza Baiamonti era già conclusa da un pezzo. In silenzio, era stato pubblicato il bando di gara, a cui avevano partecipato 31 aziende, ridotte a 29 nella seconda fase, a quattro nella terza.
Tempi ridottissimi per partecipare: undici giorni. Il 19 ottobre 2022, sempre in assoluto silenzio, erano stati proclamati i vincitori. Cinque aziende consorziate: Arco Lavori (coop di Ravenna), Scs società cooperativa (Trento), Enpower srl (Brescia), Gianni Benvenuto spa (Cernobbio, Como) e Teicos Ue srl (impresa edile di Milano).
La gara, per 18 milioni di euro, era stata lanciata da Invitalia, l’agenzia governativa per gli investimenti. I fondi erano stati messi a disposizione dal ministero della Cultura (ministro Dario Franceschini) e stanziati da un decreto ministeriale del 14 febbraio 2022, nell’ambito del “Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali 2021/2022/2023”. Ma sul fatto che il museo della Resistenza servisse come grimaldello e “scudo umano” per bloccare le opposizioni dei cittadini e di una parte dei Verdi contro la terza “Piramide” progettata da Herzog & de Meuron, è stato ormai dimostrato dai fatti.
Il ministero nel 2019 ha tirato fuori dal cappello il progetto del museo (come opporsi alla memoria partigiana?) e ci ha messo i soldi: 17 milioni di euro, che possono arrivare fino a 24,5, considerando quelli a disposizione per imprevisti, fondi ministeriali e fondi Ue per lo sviluppo e la coesione.
Il bando di gara è stato pubblicato il 21 aprile 2022. Per le offerte, tempo solo fino al 2 maggio. Si chiamava gara per “la realizzazione del nuovo museo nazionale della Resistenza ai bastioni di Porta Volta”, ma dei 18 milioni messi a gara non ce n’è uno che serva a realizzare un museo: sono tutti dedicati alla “realizzazione dell’edificio che ospiterà il Museo”, un palazzo a “piramide” che si svilupperà su sei piani fuori terra e tre piani interrati, e ai lavori necessari a riqualificare l’area intorno all’edificio.
Il bando spiega che tre dei nove piani saranno dedicati al museo, uno a uffici, uno a esposizioni temporanee, due a servizi per il pubblico e uno ad archivio storico. Del museo non c’è traccia nel “disciplinare” di gara, che prevede: “demolizioni; impermeabilizzazioni; realizzazione di opere strutturali; finiture ed opere edili interne ed esterne; realizzazione di impianto elettrico, impianto telefono e traffico dati, impianto anti-intrusione, impianto di videosorveglianza; realizzazione impianto di climatizzazione, impianto idrico sanitario, impianto antincendio; realizzazione di impianto geotermico; realizzazione di opere esterne”. Per progettazione, allestimento, curatela dell’esposizione museale, nulla. Il glicine, che doveva essere tagliato per far posto alla “Piramide” e che aveva riaperto le opposizioni all’edificazione, è stato salvato, seppure a metà.
Ma restano aperti parecchi problemi: non è chiaro con quali soldi l’edificio di nove piani che nascerà sarà trasformato effettivamente in un museo; non è chiaro perché il museo della Resistenza debba nascere proprio lì; non è chiaro che cosa dovrebbe contenere; non è chiaro perché una gara per “realizzare il Museo” preveda soldi solo per realizzare l’edificio che dovrebbe contenerlo.
Non è chiaro, infine, neppure a che titolo nell’operazione sia coinvolta anche Coima di Manfredi Catella, l’importante “sviluppatore” protagonista di molte delle grandi operazioni immobiliari in città. Al Fatto, Coima ha risposto: “Nell’ambito della convenzione col Comune sul progetto Feltrinelli Porta Volta, Coima ha assolto all’impegno di realizzare il progetto preliminare, definitivo ed esecutivo dell’edificio di Piazza Baiamonti, assegnato a Herzog & de Meuron. La società coordinerà anche la direzione artistica una volta che saranno partiti i lavori”.

*L’articolo è apparso su giannibarbacetto.it il 26 giugno 2023

Nota della redazione
Il Comitato Baiamonti Verde Comune fa sapere che “oggi, 20 luglio, senza nessun preavviso hanno tagliato la pianta secondaria del glicine. Le piante che davano origine alla fioritura viola sul tetto del Circolo combattenti erano due. Il tronco principale al momento resiste ancora, mentre quello secondario è stato segato alla base e si procede allo smontaggio del tetto.” Nunzio, gestore del Circolo, ribadisce che per legge le piante sarebbero intoccabili nel periodo della nidificazione, da marzo a settembre.

Rimozione del pergolato al Circolo combattenti

 

Taglio del glicine

Sull’argomento:
Un museo senza radici
Milano, come resistere
Il glicine resiste ancora
Un glicine resistente

 

Le pagine di Erbacce contrassegnate da copyright sono protette e non riproducibili in nessun modo. Tutte le altre immagini e i testi di Erbacce sono rilasciati con licenza
Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported License
Licenza Creative Commons