Reprimere il dissenso

di Gaby Weber
Illustrazione di Inmotulus
Traduzione di Margherita Giacobino

A metà dicembre, la Commissione europea (UE) ha imposto sanzioni al colonnello svizzero in pensione Jacques Baud, residente in Belgio. Poco prima, altre 58 persone erano state sottoposte a sanzioni simili. L’UE giustifica queste sanzioni sostenendo che Baud diffonde “narrazioni russe” nelle sue analisi e interviste. Ciò si riferisce alla visione critica del colonnello sulla guerra in Ucraina: egli attribuisce la colpa non solo all’invasione russa, ma anche alla complicità della NATO e alla sua espansione verso est.
Non è stato avviato alcun procedimento penale contro Baud, né è stato accusato di disinformazione; non gli è stata nemmeno data la possibilità di difendersi. Questa misura lo ha privato dei suoi diritti civili, i suoi conti bancari sono stati congelati, ha perso la sua personalità giuridica, gli è stato vietato di attraversare le frontiere e chiunque gli doni denaro commette un reato.
Anche il giornalista turco Hüseyin Doğru, residente a Berlino, è stato sottoposto a questa sanzione. Gli è stato bloccato il sussidio di base di 506 euro, con ripercussioni anche sulla sua famiglia, compresi due bambini piccoli. La rivista Overton, con sede a Francoforte, paragona queste misure al bando imperiale del Medioevo, che consentiva a re e imperatori di dichiarare fuorilegge i sudditi disobbedienti, e che è rimasto in vigore in tutto il Sacro Romano Impero Germanico fino al 1806. 

Oggi la repressione ha assunto una nuova dimensione in Europa, e le proteste contro di essa sono scarse, anche perché i grandi media non ne parlano.
In Germania sono proprio i politici dei Verdi e della Sinistra a rivendicare queste misure come una “lotta contro la destra”. E pensare che molti attivisti degli anni ’60 e ’70 sono stati vittime dei divieti professionali imposti dai governi socialdemocratici di Willy Brandt e Helmut Schmidt. Oggi però occupano posizioni ben remunerate nei media, nelle fondazioni dei partiti e nei parlamenti. I loro stipendi e le loro pensioni aumentano costantemente. Si considerano ancora “progressisti” o in qualche modo di sinistra, ma la loro unica preoccupazione sembra essere la “lotta contro la destra” e l’azione politicamente corretta. Quando la repressione statale attacca la sinistra, rimangono in silenzio e non mostrano solidarietà. Appartengono alla classe medio-alta e le loro priorità è il linguaggio inclusivo e la diversità sessuale. E, naturalmente, la lotta contro Putin. 

È cominciato nel 2020 con la pandemia di Covid, quando migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro le restrizioni di contatto e la vaccinazione obbligatoria. Queste proteste sono state denigrate come “manifestazioni naziste”, nonostante la maggior parte dei manifestanti fossero cittadini comuni. I politici dei partiti Verdi e della Sinistra hanno chiesto restrizioni più severe. Le persone che hanno paragonato l’uso obbligatorio delle mascherine alla stella di David indossata dagli ebrei durante il periodo nazista hanno ricevuto pesanti multe: stavano “banalizzando” il nazionalsocialismo, hanno sostenuto politici e giudici.
Dopo la pandemia è arrivata la guerra in Ucraina e poi il conflitto a Gaza. Chiunque si esprima contro la fornitura di armi e definisca le azioni dell’esercito israeliano un genocidio, viene come minimo diffamato come “antisemita” e, se possibile, perseguito penalmente. Jürgen Todenhöfer, 85 anni, ex cristiano democratico, è stato posto sotto sorveglianza della polizia. Il suo reato era stato quello di porre una domanda pubblica al capo di Stato israeliano: “Signor Netanyahu, la sua coscienza non protesta quando fa ai palestinesi ciò che i maledetti nazisti hanno fatto agli ebrei?”. Ha anche chiesto perché la Germania fornisse armi agli ucraini quando il governo ucraino aveva partecipato all’attacco al gasdotto Nord Stream, un’infrastruttura critica tedesca.
Il Ministero dell’Interno ha inventato un nuovo concetto giuridico: “delegittimazione dello Stato”. Le persone possono ora essere sorvegliate dai servizi segreti, anche se non è stato definito chiaramente cosa si intenda per “delegittimare lo Stato”. La giustificazione della ministra socialdemocratica è: “agitazione contro rappresentanti dello Stato legittimati democraticamente”. Hanno iniziato a controllare sistematicamente i social media e la stampa indipendente. I servizi segreti hanno ricevuto nuovi poteri e l’articolo 188 del codice penale è stato inasprito. A partire dal 2021, gli insulti contro i politici sono puniti con maggiore severità. Il paragrafo 1 della “Legge per combattere l’estremismo di destra e i crimini d’odio” stabilisce: “Se una persona nella vita politica viene insultata pubblicamente per motivi legati alla sua carica, la pena sarà fino a tre anni di reclusione o una multa”. 

I ministri del Partito dei Verdi, Robert Habeck (Economia) e Annalena Baerbock (Affari esteri), hanno presentato ben 1.319 denunce penali per diffamazione, che hanno portato a perquisizioni domiciliari, sequestro di computer e telefoni cellulari e multe salate. Oggi le perquisizioni domiciliari nelle prime ore del mattino per presunti discorsi di incitamento all’odio sono diventate abituali.
Ad esempio, nelle prime ore del mattino la polizia ha svegliato il professore universitario Norbert Bolz. Egli aveva criticato il quotidiano Taz (un tempo di sinistra, ora di tendenza filogovernativa) per un paragone tra il partito populista di destra AfD e i nazisti e qualcuno lo ha denunciato a uno dei numerosi centri statali di denuncia “Contro l’incitamento all’odio”; la polizia ha avviato un’indagine per violazione dell’articolo 86a del codice penale (uso di simboli e insegne incostituzionali).
Servilmente, i tribunali infliggono multe. All’inizio i Verdi e il Partito di Sinistra denunciavano solo la destra; ora è in atto una persecuzione generalizzata delle opinioni critiche. L’anno scorso, più di 500.000 persone sono state denunciate ai nuovi uffici statali e indagate dai servizi segreti. Sono state perquisite 50.000 abitazioni e confiscati computer, interrogati i vicini e informati i datori di lavoro. 

È previsto un ulteriore inasprimento della legislazione penale, questa volta in relazione alla restrizione del diritto di eleggibilità. Coloro che saranno condannati per incitamento all’odio dopo aver scontato pene detentive di sei mesi o più non potranno più candidarsi alle elezioni né ricoprire cariche pubbliche. Inoltre sarà aumentata la pena massima per incitamento all’odio: invece degli attuali tre anni, in futuro potranno essere inflitte pene detentive fino a cinque anni.
La libertà di esprimere un’opinione dissenziente viene sistematicamente limitata. I media alternativi sono finanziati con piccole donazioni, e questo ha funzionato per molto tempo. Ma anche loro vengono messi a tacere, sia attraverso procedimenti penali e civili per “incitamento all’odio” e diffamazione, sia attraverso la revoca dei loro conti bancari che, vengono semplicemente chiusi. Le istituzioni finanziarie private sono complici.
Inizialmente, questo ha colpito il partito di destra AfD, poi i giornalisti indipendenti bollati come “ideologi della cospirazione”. Le ONG di sinistra che ricevono finanziamenti statali, come Correctiv, hanno applaudito e criticato duramente le banche che non hanno chiuso questi conti: “Gli estremisti si fidano di questa banca”.
Ora il de-banking sta colpendo i media di sinistra che criticano la fornitura di armi all’Ucraina e a Israele. La banca Comdirect ha chiuso il mio conto bancario perché lo uso per raccogliere donazioni per citare in giudizio il governo e i servizi segreti per ottenere l’accesso ai loro archivi, in conformità con le leggi vigenti e davanti ai loro tribunali. Ma ricorrere alla legge suscita già sospetti nell’attuale Germania.

Per approfondire:
De-banking contro il pensiero critico

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