di Redazione
Foto di Rachele Salvioli (RS) e Luca De Benedetti (LDB)
Foto LDB
Anna Ciammitti e Stefania Demicheli hanno realizzato le animazioni del film Orfeo di Virgilio Villoresi basato sul libro Poema a fumetti di Dino Buzzati. Nel film, che ha esordito alla Biennale Cinema di Venezia 2025 e che sta circolando in molte sale italiane, le animazioni hanno una parte fondamentale.
Abbiamo chiesto ad Anna e Stefania di raccontarci il dietro le quinte del loro lavoro, che è fatto sia di tecniche complesse e del tutto artigianali, sia di ispirazioni magiche e sfide giocose. Conoscevamo bene l’arte della Erbaccia Anna (qui le sue opere) e ora abbiamo conosciuto Stefania. Le due si sono avventurate insieme nel labirinto di Orfeo e insieme ne sono uscite sorridenti, senza fare la fine di Euridice.
ANNA
Ho iniziato a lavorare per Orfeo animando in 2D tutti i personaggi e gli esseri che appaiono come figure nere in lontananza. C’è stato bisogno di migliaia di silhouette bidimensionali, tagliate a laser e poi animate “a sostituzione”. Grazie alla scelta dei controluce e della pasta della pellicola 16mm le silhouette si sono integrate bene con gli sfondi costruiti dagli scenografi.


Foto RS
Poi, con una sincronia rara, io e Stefania abbiamo realizzato l’animazione in stop motion delle fantastiche creature che popolano il film: la giacca, le Melusine, gli scheletri, il ragno. Lavorare all’interazione di queste creature con gli attori e le attrici in carne e ossa è stata una novità e una sfida. Posizionarle ogni volta nel punto esatto in cui l’attore sta guardando sembra facile, ma basta qualche centimetro di differenza per non risultare più credibili, come nella scena in cui la giacca volante si impossessa del corpo di Orfeo e poi si sfila da lui, e quella in cui Orfeo la afferra e la sbatte sul pavimento finché non gli sfugge dalle mani. La difficoltà sta nel trovare il movimento giusto della live-action a cui attaccarsi senza far percepire la differenza tra live-action e animazione.
Mi è piaciuto molto animare il sogno di Orfeo, che ha richiesto varie tecniche, soprattutto la breve scena del mondo che si scioglie, per la poeticità dell’immagine e per il mio amore per la plastilina.
Foto RS
Fra le creature ho una predilezione per gli scheletri, al contempo sarcastici, malvagi, e con una fisicità goffa e dinoccolata. Stranamente preferisco animare pupazzi grandi, in scala 1:1, nonostante le difficoltà fisiche, come sostenere e muovere pupazzi anche più alti di noi. Rispetto all’animazione dei pupazzi in miniatura, il movimento tra un frame e l’altro è più ampio, li accompagni con tutto il corpo come se stessi recitando con loro. Mi entusiasma di più il movimento di esseri antropomorfi, rispetto all’animazione di oggetti.
Le Melusine avevano così tante ciocche di capelli da animare in ogni frame che, quando nella scena girata per ultima abbiamo immerso le loro teste dentro un laghetto ricreato in studio, io e Stefania abbiamo esultato: finalmente ci eravamo liberate di loro!
Foto RS
STEFANIA
Mi sono divertita moltissimo con gli scheletri, queste creature dell’oblio che custodiscono la parte più innocente di Orfeo. Sono quattro pupazzi costruiti da Riccardo Carelli, Federica Locatelli e Matteo Stefan che hanno smontato manichini da sartoria e li hanno rimontati aggiungendo pezzi e componenti per renderli più animabili, visto il peso e la mole.
Io e Anna volevamo infondere un’anima dolce e spaventosa allo stesso tempo a quei mucchi di ossa. Con questi personaggi ci siamo scontrate con il LIMITE, che è il grande tema del nostro lavoro, limiti di spazio, limiti di movimento, limiti di espressività.

Foto LDB
In una scena uno scheletro entrava nella stanza frontalmente avanzando verso camera e appoggiando una mano sullo stipite della porta; lo spazio era pochissimo e i polsi dello scheletro avevano dei limiti di articolazione, così mi è venuto in mente di sfilare il guanto allo scheletro, indossarlo, nascondere la mano del pupazzo dietro lo stipite e animare la mia stessa mano. Nascondendo il resto del mio corpo dietro la parete e ingannando un po’ con la prospettiva, per qualche fotogramma la mano non è del personaggio ma dell’animatrice stessa, e sfido chiunque ad accorgersene! Il tema del limite, di trovarci spesso di fronte a situazioni in cui dobbiamo inventarci una soluzione, un “trucco”, per noi è un vero motore creativo, è il momento in cui ci accendiamo e ci divertiamo davvero.
Virgilio Villoresi ci ha prese per mano e ci ha fatto da guida nei suoi inferi. Dopo anni di collaborazione ha avuto molta fiducia in me e Anna, che ci siamo sentite libere di fare anche nostra l’interpretazione di queste creature. Con il regista c’è stato sempre uno scambio curioso e aperto verso le nostre intuizioni. Quando ad Anna è venuto in mente che i capelli delle Melusine potevano muoversi come se fossero immerse in un liquido, Virgilio si è innamorato subito di questa immagine surreale.
Questo percorso di impegno e grande vitalità è stato il risultato di sforzi totalmente artigianali. Speriamo di continuare a giocare ancora per molto tempo.

