Punto di svolta

di Robin Morgan
Traduzione di Margherita Giacobino
Vignetta di Liza Donnelly

 

Dicono che una persona non può fare la differenza.

Andatelo a dire a Darnella Frazier, diciassette anni, la giovane donna indignata per quello che ha visto per strada mentre andava con un’amica alla gastronomia all’angolo. Ha visto George Floyd che veniva ucciso. Ha tirato fuori il telefono e ha fatto un video, spinta dal dolore e dalla rabbia, senza sapere che avrebbe cambiato il mondo. Ha continuato a girare il video nonostante le occhiatacce e le intimidazioni della polizia e le urla dei passanti. L’ha postato online. E di colpo si è trovata davanti a una valanga di odio e sotto lo sguardo minaccioso della fama.

Dicono che è un pozzo senza fondo, che non importa in che misura e quanto a lungo ci versi dentro te stessa cercando con tutte le tue forze di riempirlo, non sarà mai pieno. Dicono che il punto di svolta è un’illusione. Dicono che non si può vincere davvero – esiste solo il patteggiamento, o la cooptazione. Dicono che certe cose non cambieranno mai. Il loro potere si basa sul presupposto che noi crediamo a queste menzogne. Ma anche quando ci logorano al di là della stanchezza, il nostro lavoro è aspettare, cercare di restare in vita, nascondersi se necessario, non desistere, resistere.

Perché prima o poi le cose cambiano sempre.

È così, storia lo dimostra. Le leggi della fisica lo dimostrano.

A essere imprecisa, invece, è l’espressione “il punto di svolta”. Il punto di svolta non è singolare. È plurale. È una serie continua di punti di svolta, come le rapide di un fiume, in cui l’energia e il movimento acquistano velocità e aumentano di potenza mentre si precipitano verso le cascate.

Sostenere il flusso, questo è il trucco. Le settimane appena passate e in corso vedono la gente manifestare pacificamente in strada, mettendo a rischio la salute e la vita nel bel mezzo di una pandemia, da Fayetteville, Arkansas, fino alle favelas di Rio de Janeiro, da Nome, Alaska, fino a Nagasaki, Giappone. Marciare contro il razzismo sistemico che infetta gli Stati Uniti (e in realtà la maggior parte dei paesi del pianeta), e fare il collegamento tra la supremazia bianca e le credenze suprematiste di qualunque altro genere. Diavolo sì, questo è un punto di svolta!

È facile e perdonabile provare quello che nel Movimento per i Diritti Civili abbiamo definito una “sbornia di libertà”, e perdio, quei momenti sono veramente preziosi e necessari! Ma a quelli che si stupiscono nel vedere con che rapidità le cose sembrano muoversi, direi che sì, certo, è un successo improvviso che si va preparando da trecento anni. In questi giorni, si potrebbe dire che quel riversarsi in strada di gente giustamente infuriata che ha innescato un incendio a livello globale è cominciato qualche ora dopo l’inaugurazione di Trump, con la Marcia delle Donne. Si potrebbe anche dire che tutto questo è cominciato quando la prima ameba è strisciata fuori dalla melma e ha cercato di evolversi. In ogni caso, adessoè il momento di mantenere la pressione, anzi di estenderla dalle strade del mondo alle sale del potere.

In realtà sembra – sembra – che stia cominciando. Poliziotti canaglia vengono incriminati, capi della polizia e funzionari locali sono costretti a dimettersi. (A proposito, chiunque si senta dispiaciuto per la polizia in questo momento potrebbe concentrarsi su ciò che i poliziotti chiedono da anni: che la National Rifle Association smetta di comprare i politici che legittimano il dilagare di armi da combattimento in America.)

Le amministrazioni comunali stanno ripensando come deve presentarsi e agire una forza di polizia corretta e giusta. Nuove leggi vengono messe in campo e alcune sono già state approvate. Sono più numerosi che mai gli americani di ascendenza europea negli Stati Uniti, e i bianchi in ogni paese, (anche se ancora più donne che uomini) che si fanno avanti contro le supremazie di razza e di ogni altro tipo. È come se anche quelli che magari avevano già afferrato l’idea di “razzismo” abbiano finalmente capito solo ora il concetto di “sistemico”. Gli establishment artistici si stanno svegliando, invece di limitarsi a impostare le loro sveglie retoriche sulla funzione snooze.

Prima a New York e poi in tutto il paese, teatri, musei e gallerie hanno aperto le loro porte perché i dimostranti potessero usare i servizi igienici e rinfrescarsi – e si sono impegnati a esporre e presentare più artisti e artiste di culture e provenienze diverse. L’ America redneck si è stupita quando la National Football League ha fatto inversione di marcia e si è inginocchiata per protesta contro il razzismo, e finalmente la NASCAR, oh mio dio!, ha eliminato la bandiera dei sudisti confederati. Le statue di generali e altri leader di quell’insurrezione pro-schiavitù che prese proditoriamente le armi contro gli Stati Uniti stanno cadendo come foglie d’autunno. Edifici e monumenti vengono rinominati. Sì, gran parte di tutto ciò è simbolico e costa poco. Ma sarebbe fatale sottovalutare il potere del simbolico: questi simboli sono stati ferocemente difesi per decenni. Le persone che li hanno criticati lo hanno fatto a prezzo dei loro mezzi di sussistenza, e persino delle loro vite.

Poi, all’improvviso, sull’attenti! Slittano gli equilibri di forza. Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate si è scusato con il popolo americano per aver obbedito agli ordini di Trump prendendo parte al suo orribile show fotografico e per aver usato le truppe per attaccare manifestanti pacifici a Lafayette Park. È un fatto enorme (e non poco rassicurante) perché vogliamo davvero seriamente che l’esercito sia dalla parte del popolo e della Costituzione, non da quella di Trump e della dittatura, quando si rifiuta di lasciare l’incarico o cerca di dare inizio alla terza guerra mondiale come diversivo.

In tutti gli Stati Uniti d’America, città grandi e piccole sono in fermento con i loro piani locali di riforme, la gente avverte l’energia della possibilità. Possibilità.

Possibilità suona bene. Possibilità suona come democrazia.

Ma non riporterà indietro George Floyd. Non riporterà indietro Breonna Taylor. Non si può tornare indietro. La freccia del tempo corre incessantemente in avanti, e richiede vigilanza. Perché le cose torneranno indietro, se non manteniamo non solo la stessa pressione, ma una pressione ancora maggiore. I punti di svolta sono plurali, ricordate, non singolari.

Ma a volte le azioni avvengono al singolare. Per questo non dovremmo mai fidarci di chi sostiene che una persona non può fare la differenza. Da parte mia, oggi celebro in particolare 5 donne, i cui nomi non devono andare persi alla storia nell’eccitazione della sbornia di libertà:

* Alicia Garza, Patrisse Cullers e Opal Tometi, le donne che hanno coniato la frase “BLACK LIVES MATTER” e fondato un movimento con tre parole;
* Darnella Frazier, che ha realizzato il video che ha costretto l’America bianca a vedere la verità con i propri occhi;
* Muriel Bowser, la sindaca di Washington DC, che ha denunciato Trump per aver inscenato la propria sommossa militare nella sua città e che, con arguzia e ardore, ha ribattezzato Pennsylvania Avenue. Adesso sulla strada di fronte alla Casa Bianca blindata è dipinto in lettere gialle così gigantesche che si può leggerle fin dalla luna “BLACK LIVES MATTER PLAZA”.

Ecco 5 donne che sanno riconoscere un punto di svolta quando lo mettono in atto.

 

(Il testo è uscito il 15 giugno 2020 sul blog di Robin Morgan, poeta, scrittrice, attivista statunitense. Ringraziamo l’autrice per averci gentilmente concesso di riprenderlo.)

 

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