di Fabrizio Tonello
Illustrazione di Antea

Domenica 19 ottobre 2025 al Louvre sono stati rapinati gioielli storici per un valore di 88 milioni di euro. Data l’enormità del furto, la Préfecture de police di Parigi ha richiamato in servizio il Commissario Maigret.
Maigret aveva caldo: si era messo il cappotto ma il 5 novembre a Parigi c’erano 18 gradi e lui sudava, il che contribuiva a renderlo di pessimo umore: “Troppo facile” borbottò mentre camminava lentamente verso il Quay des Orfèvres, “Due algerini di mezza tacca, ladruncoli di gioielli e uno dei due che stava per prendere l’aereo a Roissy… Troppo facile!”. Mentre entrava nel suo ufficio e appendeva il cappotto, continuò, sempre tra sé e sé”, “E poi un altro balordo con una dozzina di condanne per assalti alle gioiellerie… Troppo facile!”
No, pensava il commissario il furto di domenica 19 ottobre può pure essere stato compiuto da quattro poveracci ma il Grande Vecchio, la mente sopraffina che ha progettato l’operazione sta altrove. Un segreto ben custodito, ma ci vuole pazienza. Chiamò l’ispettore Janvier: “Senti Janvier, i rapinatori avevano bisogno di un camion con una piattaforma per i traslochi, giusto?”
“Certo commissario.”
“Potevano noleggiarlo ovunque, magari a Strasburgo o a Biarritz. E invece no: lo hanno rubato in una cittadina della Val d’Oise che si chiama LOUVRE(S). Correndo un grosso rischio perché il posto confina con l’aeroporto di Roissy, dove ci sono più poliziotti che viaggiatori in partenza, come dimostra il fatto che uno di loro si è fatto immediatamente beccare. Perché?”
“Coincidenze, commissario.”
Maigret lo congedò con un gesto brusco della mano.
Qualche ora più tardi la ditta produttrice del camion da traslochi, la Böcker tedesca, mandava in onda uno spot pubblicitario con le immagini del mezzo davanti al Louvre e lo slogan “Con noi si va di fretta” (7 minuti, per la precisione). L’amministratore delegato Alexander Böcker dichiarava: “In fondo nessuno si è fatto male e molti si sono divertiti”.
Il giudice istruttore telefonò a Maigret per sapere se c’erano novità: “No, signor giudice, l’idea che mi sono fatto è che i gioielli erano interessanti, ma fino a un certo punto: per esempio i ladri hanno ignorato l’enorme diamante Regent (140 carati) che pure era a portata di mano. Hanno perso per strada la corona dell’imperatrice Eugenia. Bisogna lavorare ancora, le cose non stanno come sembrano”.
Per una serie di fortunate coincidenze, noi possiamo mettere Maigret sulla pista giusta: la rapina è stata una grandiosa beffa, uno sberleffo al museo, al governo francese e al presidente Emmanuel Macron. E siamo in grado di provarlo.
Prima di tutto un dettaglio che, incredibilmente, è sfuggito all’attenzione della stampa: qual è l’anagramma di L-O-U-V-R-E? Semplice: si tratta di V-O-L-E-U-R, ovvero “ladro” nella lingua di Victor Hugo.
Secondo indizio: per entrare nel sistema di sorveglianza del museo occorreva digitare la parola LOUVRE e la password era THALES, ovvero il nome del software, così tutto era più facile da ricordare per i guardiani. Tutto inizia molto tempo fa, con Fantômas, un criminale spietato, dotato di intelligenza diabolica, abilissimo nei travestimenti, creato nel 1911 da Marcel Allain e Pierre Souvestre. Un personaggio che ha prodotto, nel tempo, decine di adattamenti, parodie, imitazioni, tra cui il nostro fumetto Diabolik. E tra le imitazioni troviamo quello che ci interessa: un romanzo, Appelez Fantômette (1975) del prolifico scrittore Georges Chaulet. Opera di fantasia ma che sembra piuttosto un blueprint, un dettagliato programma d’azione.
“Ascoltatemi bene. È sufficiente posare una scala contro il muro, salire al primo piano. Poi si rompe un vetro. Si fanno dieci metri, si sfonda la bacheca con una martellata e oplà! si mettono le mani sul bottino” (Appelez Fantômette, p. 8). Esattamente quello che è successo domenica 19 al Louvre. Il narratore aggiunge: “Ve lo dico io, è il colpo del secolo! Non c’è che da allungare la mano per prenderli! È di una semplicità infantile!”.
Il colpo del secolo, appunto: la scala, il primo piano, dieci metri da percorrere, le bacheche della Galerie d’Apollon (facili da aprire perché sostituite qualche anno fa con un modello più sottile ed elegante). Semplice, troppo semplice!
Georges Chaulet è morto nel 2012 ma, evidentemente, qualcuno ha letto il suo romanzo, poi ha alzato il naso dal Lungosenna fino alla finestra del primo piano del Louvre, ha capito tutto e messo a punto la beffa del secolo.
Come dice il commissario Maigret: “Anche se tre dei banditi che hanno lasciato il proprio DNA nelle mani della polizia sono già in gattabuia, il cervello della rapina dove sta? E i gioielli?”
*Leggi anche Maigret al Louvre qui
