Io e la natura | 16° puntata

Cronache di una cittadina trapiantata su un selvaggio bricco del cuneese

di Manù

 

È con un certo disappunto che passeggiando per i boschi noto che le tracce lasciate dal passaggio umano sono sempre qualcosa di negativo.
L’occhio, la mente e l’anima che si erano appena gratificati con la vista ormai rarissima di una famiglia di pipistrelli dormienti a testa in giù nel folto del bosco, vengono poi disturbati da una cartaccia, una lattina, una busta di plastica, poco più avanti inquinati da un pneumatico, il motore di una lavatrice, un lavandino e poi definitivamente avvelenati da un pannello di eternit.
Al prossimo a cui sento dire quanto si è evoluto l’essere umano gli do una barottata in testa.

 

Albero spezzato dal fulmine

Da un po’ di anni a questa parte quando arriva il momento della bella stagione, si mette a piovere.
E non smette più.
Probabilmente se fossi una salamandra apprezzerei molto questo clima, ma non sono un anfibio e inizio ad averne le tasche piene.
Sono d’accordo con me le galline e tutti i volatili del bosco.
Fa freddo, non ci sono insetti in giro e le piume sono costantemente bagnate e pesanti.
Sarebbe il momento di preparare i nidi e trovare qualcuno con cui fare coppia, ma tutta quest’acqua non aiuta.
I pettirossi e qualche cincia hanno ricominciato a mangiare le palline di grasso che ho appeso fuori.
Meglio di niente, ma non va bene, in questa stagione dovrebbero ignorarle.
I gatti Bibo e Baby sono un po’ scazzati ma in fondo se ne fregano.
Non piove, escono.
Piove, dormono e mangiano tutto il giorno.
E io li invidio immensamente.
Gli apicoltori della zona sono disperati, le api non escono e tante muoiono di fame.
Il raccolto di miele di acacia è andato perduto quasi del tutto.
Di nuovo.
Ogni tanto vorrei potermela prendere con qualcuno.

Lindo è il gattino più bello del mondo.
Con il passare dei giorni è sempre più indaffarato.
Alle sue attività primarie, poppare e dormire, ha aggiunto gattonare, ciucciarsi le zampine posteriori, tentare di prendersi la coda e rotolarsi con il suo pancione all’aria.

 

 

L’altro giorno è caduto dalla poltrona e dopo un attimo di perplessità si è messo a strisciare rasoterra sul pavimento. Sentendosi solo ha cominciato a pigolare e Linda invece di prenderlo per la collottola e riportarlo su, come avrebbe fatto qualsiasi mamma gatta, ha tentato di prenderlo con le zampe, poi rendendosi conto di non potercela fare è venuta a chiamare me.
Scema.
Anche se a sua discolpa devo dire che Lindo è veramente grasso, adesso pesa tre etti e mezzo. E Linda è molto piccola.
Continua a essere in calore ma l’istinto materno prevale. E’ un po’ troppo irruente nel lavarlo e mordicchiarlo, ma fa il suo dovere.
Io assisto, controllo e vado vergognosamente in brodo di giuggiole tutte le volte che li guardo.

 

 

Foto di Manù e Andrea Ferrante
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