di Safaa Odah

Sono originaria della provincia di Rafah, una città che è stata cancellata dalle mappe, una città dove non resta una pietra sull’altra.
La storia di Rafah non è altro che lo specchio di quello che è accaduto a Beit Hanoun, Beit Lahia, Jabaila, Shuja’iya, Al-Zaytoun e nelle città orientali di Khan Yunis: condividono tutte lo stesso dolore e tutte hanno perso le case e la memoria insieme.
Più della metà della popolazione di Gaza oggi è senza casa, vaga da una tenda all’altra, condivide il cielo come tetto e la patria come sogno sempre rinviato.
Anche se la ricostruzione di Gaza avverrà, non sarà in un giorno o in una notte; abbiamo visto in passato come le ricostruzioni abbiano richiesto molti anni, e la devastazione di allora non era la stessa di oggi.
Con dolorosa sincerità:
la tenda diventerà parte di noi, diventerà il simbolo di un’intera epoca, e nascerà una generazione che conoscerà il significato di “casa” solo attraverso pareti di tessut0 logoroin balia di tutti i venti.
Una generazione che porterà la tenda nella sua memoria come noi portiamo la chiave delle nostre case distrutte.
