“Aspirina è mia”: così la Bayer fa chiudere l’omonima rivista

di Carlo Tecce
Il Fatto Quotidiano | 15 marzo 2019

Col permesso dei tedeschi di Bayer, ripetiamo in coro: aspirina, aspirina, aspirina. Adesso è un atto di coraggio e ribellione, che rasenta la sovversione, usare in maniera impropria la parola aspirina. Perché la multinazionale farmaceutica che produce la pillolina, vezzeggiativo autorizzato, e fattura 40 miliardi di euro, ha imposto la chiusura di Aspirina, con la maiuscola, rivista satirica, femminista, politica, fondata oltre trent’anni fa col supporto della Libreria delle donne di Milano. Un marchio registrato nel 1995 all’ufficio brevetti, settore per l’editoria, del ministero per lo Sviluppo economico.
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