Potare al popolo

Dall’Urlo del Calcestruzzo, organo ufficiale del Partito Grigio Italiano

della Misantropa
Illustrazioni di Teresa Sdralevich

Grande lo sdegno dei cittadini per il recente tragico episodio di cronaca verificatosi a Mazzate sul Naviglio, in cui una pensionata è stata ridotta in fin di vita da un ramo di platano introdottosi violentemente nella sua veranda durante  l’alluvione di giovedì scorso. Il capogruppo dei grigi alla Camera, Rudi Tagliaboschi, ha annunciato un’interpellanza per chiedere misure più severe contro il fenomeno del verde urbano invasivo.
– Bisogna stroncare la piaga verde, ha dichiarato Tagliaboschi. È ora di dire basta all’arroganza degli alberi che pretendono di insediarsi dappertutto, perfino sulle aree edificabili, senza pagare un euro di IMU! Come se non ci bastassero i senzadocumenti che occupano le panchine dei parchi pubblici e dobbiamo smaltirgli a gratis i sacchi a pelo nel bruciatore! Noi grigi abbiamo già chiesto che vengano tolti dalle biblioteche scolastiche i libri che propugnano notizie false come quella che sarebbero gli alberi a produrre ossigeno, quando è ormai accertato che l’ossigeno lo produce l’industria farmaceutica, guarda mio cugino Fernando che si è fatto una fortuna con gli appalti delle bombole agli ospedali.
Tagliaboschi, che per queste sue posizioni è stato accusato di negazionismo da alcuni faziosi all’opposizione (ricordiamo che il partito dei grigi detiene attualmente la maggioranza ufficiosa dei seggi), ha già stilato una serie di proposte per il controllo arboricolo.
Le potature, attualmente effettuate su tutto il territorio nazionale da squadre di operai edili disoccupati – è noto che per potare non bisogna essere specializzati, basta saper manovrare una sega elettrica – devono essere intensificate, turneranno anche gli operatori ecologici, i dipendenti comunali, gli addetti ai teatri stabili e lirici in cassa integrazione. Lunghezza massima consentita dei rami: 9 cm, oltre i quali il ramo viene considerato arma impropria e l’albero viene abbattuto in quanto individuo socialmente pericoloso.
-Ma perché fermarci qui? Dice Tagliaboschi. Proporrò di far intervenire la cittadinanza, con la distribuzione di cesoie a squadre di volontari. Non dimentichiamo che esistono anche le siepi, gli arbusti, i cespugli, tutte forme di vita abusive che diventano covi di prostitute e spacciatori, costringendo i clienti a situazioni poco igieniche. Incoraggeremo le casalinghe a potare anche i gerani sui balconi, o meglio ancora a sostituirli con bonsai in materiale plastico indistruttibile e che non richiede annaffiature, risparmiando così acqua preziosa per il raffreddamento delle centrali nucleari. Lo vogliamo capire si o no, che il verde è antipopolare ed elitario? Guarda cosa capita a Milano, dove per colpa di un glicine rischiamo di non costruire una piramide. Ma pensa un po’ cosa sarebbe successo se Tutankhamon si fosse fermato per due palme! Adesso l’Egitto se lo sognerebbe il turismo!
La proposta dei grigi sta già ottenendo il sostegno di numerosi gruppi e associazioni tra cui l’UCCP (Unione Costruttori per il Condono Permanente), Tangenziali per l’Italia, IdA (Immobiliaristi d’Assalto), cementifici, produttori di bitume, di teli di plastica per l’agricoltura, di ficus e bambù artificiali per ristoranti e uffici, senza dimenticare la Ong Allergici ai Pollini, che ha lanciato una petizione per l’eliminazione di betulle, cipressi, graminacee e altre piante allergene in tutto il Paese.
Concludiamo pubblicando la toccante missiva di un’abbonata di Mazzate, amica della povera vittima del platano:

Mi spiace dirlo, ma si tratta di una tragedia annunciata. Quel platano l’aveva già molestata più volte, lei non ci dormiva più, lui le bussava alla finestra di notte, la mattina gli uccelli che bazzicavano il platano, passeri, merli, perfino un cuculo, la svegliavano alle quattro e mezza. Una vita d’inferno, povera donna. Era anche finita all’ospedale, quando è inciampata sul marciapiedi sollevato dalle radici e si è rotta una gamba. Si era rivolta ai vigili, ai pompieri, agli assistenti sociali, ma nessuno è intervenuto, si sono limitati a mettere un cartello di marciapiedi sconnesso. Casi come questo dovrebbero farci riflettere. Siamo tutti colpevoli di averla abbandonata.

 

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