Nuovi linguaggi partigiani

di bulander
Illustrazioni di Isia Osuchowska

 

Nel lontano 2031, più o meno verso la fine di ottobre, il sindaco di Milano Antonio Balocchini, dopo aver riportato una folgorante vittoria alle elezioni, forse troppo esaltato dal successo, alla prima seduta del Consiglio comunale decise di presentare ai nuovi consiglieri una richiesta che parecchi organi di stampa appartenenti all’area neoliberal–progressista definirono “coraggiosa”.
Si trattava di sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo, una cosa del tipo “dichiaro con la presente di essere antifascista”, firmato Giuseppe Brambilla o qualcosa di simile, l’esatta dicitura della proposta originaria non è rimasta agli atti.
Dopo ampio dibattito nel corso del quale ci fu anche chi ebbe l’ardire di dichiarare che non avrebbe firmato, un consigliere appartenente all’area giallo-blu si alzò, chiese il silenzio per una mozione d’ordine e, con voce grave, disse che il pericolo che correva la democrazia italiana non era solo quello del risorgere di gruppi neofascisti ma anche quello del diffondersi a vista d’occhio di gruppi neonazisti con tanto di svastica sui vessilli, sui gagliardetti e sulle magliette, ragion per cui era da temere un revival di antisemitismo. Ecco il motivo per il quale riteneva urgente sottoporre al Consiglio non solo la dichiarazione di antifascismo ma anche una del tipo: “Io sottoscritta/o, X Y, dichiaro che prendere un’ebrea o un ebreo e buttarli in una camera a gas o bruciarli dentro un forno, non è proprio una bella cosa”.
A questo punto anche i consiglieri che si erano rifiutati di votare la prima dichiarazione accettarono di firmare la seconda, ma avanzarono alcune proposte di modifica puramente linguistica, non di contenuto. Per esempio invece di dire “non è proprio una bella cosa” si sarebbe potuto dire “non è proprio il massimo”.
L’assemblea però, dopo alcuni giorni di dibattito, votò (58 contro 42) per adottare la dizione “è un atto disdicevole”, incorrendo nel grave sospetto di essersi lasciata condizionare, in un certo senso, dalle tante organizzazioni antifasciste e di reduci (o di loro discendenti) che avevano manifestato sotto le finestre di Palazzo Marino chiedendo un “inasprimento” della formula della dichiarazione. Sicché quando si seppe che era stata scelta la dicitura “atto disdicevole” c’erano stati applausi e gridolini di gioia.
Ad Antonio Balocchini arrivarono complimenti e manifestazioni di stima da tutta l’Italia democratica. L’ambasciatore USA e quello di Israele gli mandarono dei mazzi di fiori.

Passarono alcuni mesi e cominciarono ad apparire, nei posti più impensati e nelle circostanze più strane, cartelli di varie amministrazioni comunali del tipo: “Gettarsi giù può produrre seri danni alla persona che lo fa, pertanto si sconsiglia il visitatore a…” (questo era piazzato sul ciglione del Gargano, con il mare a un centinaio di metri più sotto).” Oppure a Genova all’inizio di via Prè: “Si rammenta che circolare in vettura a velocità superiore ai 100 kmh potrebbe creare alcuni inconvenienti ai passanti e ai titolari di esercizi commerciali affacciati su strada”. Sulle boccette del curaro cominciò ad apparire la scritta: “L’assunzione del preparato in dosi eccessive può produrre conseguenze anche letali sull’organismo.” All’ingresso dei Provveditorati: “Si rammenta che secondo la circolare del Ministero dell’Istruzione n. 2371, del 12.07.2026, le persone affette da analfabetismo non sono ammesse nelle graduatorie per l’assegnazione di classi d’insegnamento”. E dinanzi a parecchie chiese: “Coppie eterosessuali o omosessuali che hanno intenzione di unirsi carnalmente sono pregate gentilmente di non entrare in questo luogo sacro”.
Era appunto davanti ad uno di questi cartelli, piazzato sulla gradinata della Chiesa della Beata Vergine, che Piotr e Alexej, giunti da poco a Napoli da Proznibossirsk e seriamente intenzionati – per festeggiare il compleanno di Piotr – a unirsi carnalmente in un luogo fresco (era un agosto con temperature che avevano superato i 50° in certe zone d’Italia) interpellarono un passante su quel termine “carnalmente” che nel loro dizionarietto tascabile russo-italiano non riuscivano a trovare. Com’è noto i napoletani hanno una gestualità corporea di grande efficacia ed eloquenza, lasciamo immaginare che razza di sceneggiata il signor Cuccirillo, di professione venditore ambulante, riuscì a improvvisare per spiegare ai due russi il significato del cartello. Tant’è che si riunì ben presto attorno a loro un capannello di curiosi, ciascuno dei quali ci mise del suo per venire in aiuto alle spiegazioni di Cuccirillo, qualora non fossero state sufficientemente esplicite. Alla fine i due turisti capirono che non era proprio il caso, non capirono per fare che cosa non era il caso ma comunque che non fosse il caso lo capirono chiaramente.

 

Intanto l’Italia era diventata sempre più nera, l’estrema destra ormai non si chiamava più tale ma aveva assunto nomi più “antifascisti”, tipo Democrazia Italiana o Democrazia per l’Italia o Italia Democratica o Italia di Scipio o Italia Tricolore e simili e controllava una buona fetta dei 7.900 consigli comunali presenti sul territorio. Quelli in mano alle “forze liberal-progressiste” erano ancora maggioranza ma di stretta misura. Non era quindi difficile trovare qua e là dei Consigli comunali le cui sedute iniziavano con un saluto romano e il canto di “Faccetta Nera”. Ma per ragioni di buoni rapporti con la UE (altrimenti i crucchi non ci avrebbero dato più soldi) tutti i consiglieri comunali di tutta Italia, tutti indistintamente – tranne un paio di no vax d’antan – firmavano le due dichiarazioni, quella comunemente detta di Antonio Balocchini e l’altra su quella cosa disdicevole. Così gli ambasciatori degli Stati Uniti e d’Israele erano contenti e di quella storia pesante, fastidiosa, dei lager nazisti non se ne parlava più. E tantomeno che una volta c’era stata la Resistenza.

 

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