Io e la natura | 82° puntata

Cronache di una cittadina trapiantata su un selvaggio bricco del cuneese

di Manù
Video di Andrea Ferrante

Il tasso, che ha fama di essere scorbutico e solitario, può invece condividere la tana e il territorio formando piccoli nuclei familiari di 3/5 esemplari.
Dimensioni a parte, non so proprio come sia possibile distinguerli uno dall’altro quindi ho stabilito che tutti i tassi che frequentano i miei marciapiedi e le immediate vicinanze di casa sono femmine, e si chiamano tutte Cristina.
Un pomeriggio sento Bix ringhiare e mi precipito fuori temendo che abbia avvistato una chiappa da mordere e invece, con mia grande sorpresa, c’è una Cristina.
In pieno giorno.
Che non scappa sentendo il cane.
Che non scappa quando io esco.
Qualcosa non va.
Gironzola per un po’ tra il muretto e il rosmarino, a un certo punto entra in un buco poi se ne va con molta calma.
A quella visita diurna ne sono seguite molte altre e osservandola ho concluso che o è vecchia o è malata.
Io tutto sommato propendo per la prima ipotesi che tra l’altro mi fa meno tristezza.
Arriva spesso al mattino con estrema lentezza, le zampe posteriori le cedono quando prova a fare le scale, si riposa ogni tre passi e quando si ferma trema un po’. Quella che all’apparenza sembra una totale indifferenza per ciò che la circonda è dovuta probabilmente al fatto che ci vede e ci sente pochissimo, tanto è vero che un pomeriggio ha quasi infilato la porta di casa mentre io uscivo.
Se mi avvicino tantissimo si accorge finalmente di non essere sola al mondo e soffia.

Cara Cristina.

Viene a fare scorpacciate di mele bacate che, cadute dall’albero, raccolgo nel secchiello dell’organico. Lei lo ribalta con molta fatica, perciò ho deciso di lasciarle pronto un bel vassoietto basso, comodo comodo, che mi sembra aver apprezzato.
Ogni tanto va a sgattare nella canalina di scolo dell’acqua piovana, dove si accumulano i lombrichi.
Ho pensato di prepararle un vassoietto anche di quelli ma mentre, per mettere a tacere un piccolo moto di rimorso, sto spiegando ai lombrichi che sarebbero morti per una nobilissima causa, sono arrivate le galline, che il rimorso non san cosa sia, e se li sono mangiati tutti.

Dopo il pasto Cristina si riposa un po’, sotto lo sguardo incuriosito di gatti e pennute.
Mi fa una gran tenerezza e se potessi mettere in atto i miei impulsi le preparerei una bella cuccia in casa al sicuro, rimpinzandola di frutta e lombrichi e cercando di farle avere una dipartita il più serena possibile.
Ma tutto ciò non rientra nei suoi programmi, e mi consolo che qui abbia potuto trovare cibo facile e un po’ di tranquillità.
Per me ogni sua visita è un regalo.
Sono più di due settimane che non viene più.
Mi mancherà
Santo cielo! Sto proprio invecchiando, sempre lì a commuovermi per qualcosa!

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