Io e la natura | 79° puntata

Cronache di una cittadina trapiantata su un selvaggio bricco del cuneese

di Manù

Non ho mai avuto le idee troppo chiare sulla mia parentela che so essere piuttosto numerosa per i vaghi ricordi che ho di quando ero bambina.
Mi son sempre ben guardata dal mantenere contatti, ma talvolta a qualcuno di questi parenti, che per vie traverse son venuti a sapere dove vivo, viene la malaugurata idea di “andare a vedere come sta quella poverina lassù” ( in realtà a ficcare un po’ il naso).
La prassi vuole che arrivino senza avvisare, solitamente nel momento in cui ho appena deciso di prendermi un po’ di relax e sono in mutande sul divano che mi sto bevendo una birra.
L’allarme me lo dà Bix , che sento abbaiare furioso in cortile.
Spiando dalla finestra senza farmi vedere , il primo pensiero che mi coglie è – oh mio Dio chi cavolo sono questi adesso! – Di solito sono in due, un lui e una lei di un’età non ben definita tra i 65 e gli 80 e io temporeggio il più possibile nella speranza che si stufino e se ne vadano, mentre tengo d’occhio Bix che sta tentando di mordere gentilmente una chiappa a lui.
Onde evitare di ritrovarmi a dover rimuovere i cadaveri di due lontani parenti morti di infarto per colpa del mio cane, mi vedo costretta a mettermi un paio di pantaloni e uscire con un sorriso smagliante e pronunciando la fatidica frase – ohchesorpresadaquantotempo! – cerco di capire se e quale grado di parentela ci unisce.
Guardandomi bene dal chiamarli per nome (non ho la più pallida idea di come si chiamino), cerco di dirigere la conversazione per avere degli indizi, e rovistando tra i miei confusi e lontani ricordi a volte riesco a giungere alla conclusione che devono essere i nipoti della cugina della sorella di mia nonna o qualcosa del genere.
In cuor mio fortemente contrariata, mentre sto pensando a quella buona birra fresca che mi stavo bevendo in beata solitudine, non posso fare a meno di adempiere ai precetti base della buona educazione e gli offro un caffè.
Io amo il caffè e sono estremamente esigente. Bevo solo miscele biologiche di qualità eccellente, preparate con la mia moka preferita abbondantemente rodata.
Nella mia dispensa però c’è anche un angolo dedicato ai pacchi di caffè industriale di pessima qualità che gli ospiti inattesi e non graditi usano portarmi in dono che, invecchiati il giusto, aspettano di essere preparati con una caffettiera che uso solo in queste occasioni, per non contaminare il gusto dell’altra, e offerti ai suddetti ospiti.
– Ma tu non lo bevi il caffè?
– Oh no, non posso, se lo bevo di pomeriggio non dormo più! (vero, peraltro).
L’odore che si diffonde quando la caffettiera inizia a borbottare è orribile, un misto di bruciato e stantio, e non mi rimane che sperare nell’efficacia del messaggio non verbale e nel ricordo che rimarrà negli ospiti del caffè che si sono ritrovati costretti a bere.
Se proprio non potete fare a meno di venirmi a trovare, almeno avvisatemi prima.

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