Io e la natura | 46° puntata

Cronache di una cittadina trapiantata su un selvaggio bricco del cuneese

di Manù

Per timore che venisse danneggiata, prima dai temporali e poi dal gelo, ho tenuto la fototrappola chiusa in un cassetto per mesi.
Mi ero dimenticata quanto fosse macchinoso piazzarla.
Vai nottetempo nel bosco con pila e esca. Scegli un albero, metti l’esca davanti e poi necessitano due mani per fissare la fototrappola all’albero, solo che in una ho la pila.
La metto a terra in una posizione in cui possa farmi più o meno luce ma a causa del terreno scosceso rotola giù e si spegne, quindi mi tocca andare a cercarla al buio mentre mi vedo come in un film al fondo di una riva con una caviglia rotta, il cellulare che non prende, sulla traiettoria di un branco di cinghiali.
Scaccio i pensieri nefasti, trovo la pila e concludo con successo l’operazione.
Con successo un corno! iIl giorno dopo l’esca di carne con sacchetto annesso non c’è più e la fototrappola, che ho piazzato troppo in alto, non ha ripreso niente.
L’unico animale che invece di mangiare in loco si porta via tutto è la volpe.
Addio scoop.
Meno male che il sacchetto era biodegradabile.
Rinuncio a piazzare l’esca e sposto un po’ l’attrezzo.
Giorni dopo la mia pazienza viene premiata.


Capriolo che mangia, capriolo in disputa con un ramo, una visione fuggevole della volpe che probabilmente sere prima si è portata via il sacchetto e finalmente due cinghiali!
Meno male che non mi sono rotta una caviglia andando a recuperare la pila.

 


 

Foto di Andrea Ferrante

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