Io e la natura | 43° puntata

Cronache di una cittadina trapiantata su un selvaggio bricco del cuneese

di Manù

 

Una delle poche cose che rimpiango fortemente della vita in città è il riscaldamento a metano.
Si alza il termostato, si abbassa il termostato, una volta l’anno si chiama l’uomo della pulizia e revisione ed è finita lì.
Una meraviglia.
Qui non è così.
La mie alternativa è: pellet o legna.
Il primo momento critico è il rifornimento annuale, consigliabile se si vive in un posto impervio dove conviene fare un carico solo per tutto l’inverno.
Pellet, 6 bancali per stare tranquilli, ovvero tra i 360 e i 432 sacchi da 15 kg l’uno, per un totale di 6480 kg da sbancalare e mettere a posto di solito diviso in due consegne che fa 3240 kg a botta. Due giornate da allucinazioni.
Di solito siamo in due a farlo, io e l’uomo della consegna.
Dopo i primi tre bancali inizio a valutare seriamente la possibilità di andare a vivere a Bamako.
Con la legna non va molto meglio.
Te ne scaricano un tir sul prato e ti abbandonano lì a sistemarla in cataste, ciocco per ciocco, operazione delicata, in quanto se non si sistema come si deve viene giù tutto, cosa tra l’altro che vale anche per i sacchi di pellet, anche peggio dal momento che quelli si rompono pure.
Tra la stufa e il camino a pellet quella che ha bisogno di meno manutenzione è la stufa, ma io naturalmente ho il camino.
Tutte le mattine, prima di accenderlo, bisogna pulire per bene il bruciatore e il vetro.
Una volta alla settimana bisogna aspirare la cenere che si accumula dietro due sportellini sotto al bruciatore e una volta al mese bisogna pulire il vano dei fumi di scarico che si trova in un antro oscuro sotto il camino, difficilissimo da raggiungere.
Se si dimentica di mettere il pellet il camino va in blocco e allora bisogna spegnerlo (ciclo di spegnimento 20 minuti circa) aspettare che si raffreddi (due ore circa) pulire il bruciatore e riaccenderlo (ciclo di accensione 10 minuti circa, se tutto va come deve andare, il che non è detto).

 

Per aiutare un po’ il camino, ma non me stessa, ho messo in cucina una stufa a legna che è un po’ meno macchinosa ma che va comunque pulita prima di essere accesa e che ha un vetro maledetto che torna a essere trasparente solo con un prodotto chimico e puzzolente o sfregando vigorosamente con la paglietta.
Così adesso al mattino da pulire ne ho due.
A tutto ciò bisogna aggiungere che ogni due o tre giorni bisogna andare a prendere pellet e legna e portarli in casa, vari giri su e giù per una rampa di scale con sacchi e ciocchi.
Anche riempire il camino non è così agevole, il carico è dall’alto così che sono sempre molto allenata al sollevamento pesi dovendo issarmi sulla testa il sacco da 15 kg.
Quando il gas metano è aumentato in maniera esponenziale, mi son detta, meno male che ho il pellet.
Nel giro di venti giorni il pellet aumenta del venti per cento, poi diventa introvabile per tornare sul mercato un mese dopo con il prezzo triplicato!
Io sono ancora riuscita a prenderlo a una cifra accettabile, spendendo comunque un cinquanta per cento in più dell’anno prima.
Dicono che le cause siano l’aumento dei costi di produzione, la guerra, l’aumento dei trasporti e via dicendo ma credo che la causa principale sia una roba che mi pare si chiami speculazione.

Foto di Manù e Andrea Ferrante

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