I disobbedienti

di bulander
Illustrazioni di Isia Osuchowska

 

Dopo mesi di discussioni accese, di tentennamenti, finalmente l’Ordine dei medici prese la decisione di espellere i no vax. Questi per un po’ alzarono lamenti al cielo, poi capirono che conveniva a loro fondare l’Ordine dei medici no vax, chiedere l’autorizzazione ad aprire una mutua privata e cominciare a trafficare con i fabbricanti di prodotti omeopatici, i Little Pharma.
Gualtiero dei Convenuti, architetto di nobile famiglia siciliana, era un fervente amante della natura e non sopportava di vederla violentata ogni giorno, soprattutto quando erano i suoi colleghi architetti a farlo. Quello che l’aveva fatto andare fuori dai gangheri era un video su you tube dove si vedeva un tale che era andato a vivere in mezzo ai boschi canadesi, in piena wilderness, e s’era costruito una bella casa di tronchi di legno, dopo aver abbattuto un po’ di alberi senza che nessuno gli dicesse nulla.
Dei Convenuti s’era presentato alla successiva assemblea dell’Ordine degli Architetti dicendo “Basta distruggere foreste per costruire case! Io mi dichiaro architetto no wood e voi se aveste un minimo di coscienza dovreste fare lo stesso!”. Fu espulso seduta stante. Ma questo non fece altro che provocare una frana nell’Ordine, perché all’assemblea successiva si presentò un gruppo nutrito di giovani architetti che si dichiararono no cement. Mai e poi mai avrebbero costruita un palazzo, un ponte, usando del cemento. Ci fu un’accesa discussione in seno al Direttivo dell’Ordine e alla fine i no cement furono espulsi.

 

“Vediamo alla prossima assemblea quale altro no, quale altro obiettore si presenta”, scherzava il Presidente arch. Attoniti. C’era poco da scherzare, all’assemblea successiva si presentarono in quattro/cinque che non volevano né cemento, né legno. Plastica piuttosto. E furono cacciati anche loro, i no wc, no wood no cement, abbreviato in no wc. Questo sul momento diede luogo a degli equivoci, tra geometri circolava la battuta: “Chi è l’architetto di quel condominio? È un no wc. Ah sì, allora gli inquilini dove vanno a pisciare, se quello non vuole costruirgli i gabinetti?”

 

Questa storia del “no qualche cosa” cominciò a diffondersi come un’epidemia. All’Ordine dei Dogsitter cominciarono a comparire i no leash, quelli che non volevano il guinzaglio, simbolo della dittatura umana sugli animali, della pretesa superiorità del padrone sul suo cane. Espulsi dall’Ordine, decisero di organizzare una manifestazione di protesta portandosi appresso orde di cani urlanti che, privi di guinzaglio e di museruola, cominciarono ad azzannarsi tra di loro e tutto finì con un gran lavoro per i veterinari. Frustrati, sconfitti sul campo, i dog sitter no leash decisero di passare alla guerriglia con azioni improvvise nei giardini dove la brava cittadina e il bravo cittadino portano a spasso il cane. Agivano di solito in tre, uno armato di potenti forbici, intravista una coppia cane/padrone solitaria, tagliava il guinzaglio… zacchete!… l’altro faceva un gran baccano o sparava con una scacciacani e la povera bestia terrorizzata prendeva la fuga, il terzo copriva la fuga dei due guerriglieri qualora il padrone del cane fosse stato un nerboruto signore vendicativo. Se invece, come nella maggioranza dei casi, fosse stata una vecchietta disperata per aver perduto il sua amato cagnolino che le faceva tanta compagnia, il terzo si avvicinava, la consolava, si offriva di accompagnarla a casa e intanto le faceva un predicozzo sull’uso del guinzaglio finché la vecchietta si convertiva al no leash e accettava di andare in giro a vendere il loro opuscolo: “Freedom for pets!”

 

Il colmo fu raggiunto quando all’Ordine dei barbieri comparvero i no razor no scissors, rapidamente battezzati come no rasci, che in nome della salute dei capelli, del rispetto del cliente e soprattutto del movement for peace, dicevano che non trovavano accettabile usare armi da taglio con popolazioni civili. Il barbiere doveva servirsi solamente delle sue mani. In pratica doveva strappare i capelli al cliente e la sua professionalità stava proprio nel saperlo fare senza provocare reazioni di autodifesa o peggio.
Adelina, moglie del barbiere Pasquariello, no rasci della prima ora, con il buon senso tipicamente femminile, chiese una sera al marito: “Ma come fai a fare la barba ai tuoi clienti se non usi il rasoio o la lametta?”
“Non ti preoccupare, non sono cose da donne, queste. La barba ce l’hanno solo gli uomini”.
Adelina, di solito calma e posata, andò su tutte le furie, perse proprio il controllo e – urlando “Adesso ti faccio conoscere io una parrucchiera no rasci!” – cominciò a strappargli ad uno a uno, a ciuffi, a manciate, i capelli fino a ridurre il povero Pasquariello a un cranio pelato e lucido come se ne vedono tanti in giro. E stava già per strappargli a unghiate i pochi peli della barba se non fosse intervenuto a fermarla un vicino accorso alle urla del povero barbiere no rasci. Sconsolato e afflitto, il Pasquariello, per far sbollire la rabbia alla moglie, pensò bene di uscire di casa per un po’.
“Vieni Giovannino, andiamo un po’ a spasso”.
Il pesante rottweiler, tutto contento e scodinzolante, si lasciò mettere collare e museruola e i due, a passi lenti, s’avviarono verso i soliti giardinetti. Lì Pasquariello sapeva di trovare persone ammodo con cui parlare, anche loro coi loro cani e le palline da tennis da rincorrere. Ma, entrato da poco nel giardino, di colpo gli si para davanti un no leash in bicicletta che in un lampo taglia di netto il guinzaglio, mentre un altro, che lo segue su un monopattino, lancia petardi a destra e a manca. Pasquariello, disperato, non può nemmeno mettersi le mani nei capelli.
E Giovannino, il vecchio rottweiler?
Lo stanno ancora cercando, povera bestia.

 

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