Donne nell’editoria: esempi di esistenza e resistenza

di Eleonora Maglia
Il Menabò di Etica ed Economia | 24 aprile 2020

Secondo il Rapporto “Io sono cultura” di Fondazione Symbola e UnionCamere (2019), il sistema produttivo culturale e creativo contribuisce al valore aggiunto italiano per più di 95,8 milioni di euro, assicurando il lavoro a oltre 1,55 milioni di addetti e, per ogni euro così prodotto, ne vengono attivati 1,8 in altri settori, per una cifra complessivamente pari a 169,6 miliardi. Questi numeri confermano complessivamente il ruolo della cultura come motore trainante dell’economia italiana e convalidano la funzione svolta dalla creatività nel concorrere a promuovere una crescita centrata sulla qualità e sulla valorizzazione delle identità (o soft economy). Più specificatamente, all’interno dello scenario delineato è il settore editoriale a collocarsi ai primi posti dell’industria culturale del Paese (AIE, 2019a, Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia), con un mercato dal fatturato di 3.170 miliardi di euro, altamente internazionale (le vendite all’estero dei diritti di edizione registrano un +9 per cento) e in crescita (+2,1 per cento), anche per il numero di imprese attive (+1,4 per cento) e per il numero di titoli pubblicati (+9,8 per cento) e commercialmente vivi (+10,1 per cento).

Ora, in questi giorni di emergenza sanitaria in cui si è chiamati a modificare responsabilmente le proprie abitudini di vita, è anche possibile aumentare le proprie conoscenze e, ad esempio, dedicare maggior tempo alla lettura (nel ranking della lettura europea attualmente l’Italia si colloca in fondo (AIE, 2019b, Osservatorio sulle nuove forme di consumo editoriale)), fin anche tentare di divenire grandi lettori (solo il 13,7 per cento della popolazione italiana lo è (Istat 2015, La lettura in Italia, Roma)). Il processo di scelta dei volumi da acquistare rivela subito un certo gap di genere sia nei cataloghi che nella critica, gap confermato dai dati dell’Osservatorio su donne e uomini nell’editoria (solo il 38,4 per cento degli autori che pubblicano narrativa per adulti sono donne, inoltre le scrittrici recensite sono il 24 per cento in meno degli scrittori). Tutto ciò offre l’occasione per esplorare la situazione delle donne nell’editoria.

QUAL È LA CONDIZIONE DELLE DONNE NELL’EDITORIA? Complessivamente, nel settore in esame, risultano forti asimmetrie sia nella distribuzione dei ruoli che nell’assegnazione di riconoscimenti delle scrittrici, nonostante le donne raggiungano migliori risultati nell’istruzione e nella formazione e frequentino le librerie e le biblioteche con maggiore assiduità degli uomini. Scorrendo le percentuali relative alla lettura e alla frequentazione di luoghi deputati alla cultura (Istat, 2017, Produzione e lettura di libri in Italia), difatti, risulta che sono le donne ad essere maggiormente presenti (rispettivamente nel 48,9 per cento e nel 17,2 per cento contro un equivalente maschile pari al 35,9 per cento e al 12,9 per cento). Le donne, tuttavia, sono spesso escluse dai ruoli strategici della editoria (FGB, 2018, Osservatorio su donne e uomini nell’editoria), infatti raggiungono livelli apicali solo il 22,3 per cento delle occupate contro il 77,7 per cento dei maschi pur in presenza di un trend occupazionale femminile in crescita (i dati dei nuovi ingressi registrano che nel 64,9 per cento si tratta di donne, cfr. AIE, 2019b, op. cit.). Questa situazione di squilibrio trova conferma anche rispetto ai riconoscimenti: il Premio Strega, uno dei premi letterari più importanti, in oltre 70 edizioni è stato attribuito solo 10 volte a scrittrici e nel corso del Salone internazionale del libro di Torino 2018 nelle sale a maggior capienza le donne presenti sono state pari solo al 28 per cento del totale (FGB, op. cit.).

Tutto ciò non stupisce in un mercato del lavoro che, in Italia, è notoriamente impari nelle condizioni di accesso, nei livelli retributivi e nei profili di carriera (Istat, 2018, Indagine sul reddito e le condizioni di vita), oltre che nella qualità del lavoro (Istat, 2015, Indagine campionaria periodica della qualità del lavoro in Italia) e nella percezione comune. Ad esempio, secondo i dati Istat in tema di stereotipi di genere (Istat, 2019, Gli stereotipi sui ruoli di genere e l’immagine sociale della violenza sessuale, Roma), per il 16,1 per cento dei casi rilevati, “in condizioni di scarsità di lavoro i datori dovrebbero dare al precedenza agli uomini rispetto alle donne”, per il 32,5 per cento dei casi, “per l’uomo, più che per la donna, è molto importante avere successo nel lavoro” e per il 27,9 per cento degli intervistati “è soprattutto l’uomo che deve provvedere alle necessità economiche della famiglia”. Ciononostante, esistono numerosi esempi editoriali di competenza, perseveranza e successo femminile, che le case editrici e i festival dedicati al genere (come ad esempio Somara!Edizioni e Feminism) concorrono a mettere in luce e che sono ben rappresentati, per i motivi che saranno chiari nel prosieguo, da Aspirina la rivista, ora Erbacce. Forme di vita resistenti ai diserbanti.

ERBACCE: FORME DI VITA RESISTENTI AI DISERBANTI. Aspirina è la rivista umoristica fondata dalla Libreria delle donne di Milano nel 1987, registrata come marchio per l’editoria presso il Ministero dello sviluppo economico e on-line dal 2013, cui nel novembre 2017 Bayer Intellectual Property GMBH ha richiesto di cedere testata e nome del dominio per la confusione che il bisenso creerebbe nella clientela. Ora, sono evidenti la sproporzione delle forze dal punto di vista giuridico e l’impegno mentale e materiale cui la redazione della rivista è stata chiamata a far fronte, ma soprattutto è edificante e energizzante conoscere l’esito. Nel gennaio 2019, infatti, ceduto il nome ma scelta la libertà di raccontare l’accaduto e di andare avanti, la rivista Aspirina rinasce con il nuovo progetto editoriale Erbacce. Forme di vita resistenti ai diserbanti (www.erbacce.org), una nuova soluzione creativa che salva il lavoro svolto (consultabile a questo link) e, con l’ironia storicamente propria della rivista, ricorda i rischi cui espone la mancata tutela della biodiversità, oltre a ribadire che le autrici continuano il loro impegnato lavoro di informazione Le stesse protagoniste ripercorrono gli eventi in Bayer contro Aspirina. L’umorismo che resiste ai diserbanti, edito da DeriveApprodi (2020), un volume interessante che, da una parte, offre molti spunti di riflessione sul ruolo della satira, ripercorrendone il contributo storico e presentando le criticità di uno spazio limitato qual è l’attuale in Italia. D’altra parte, mette in luce molti aspetti altrimenti poco noti della fusione avvenuta tra Bayer e Monsanto, il 7 giugno 2018, per 66 miliardi di dollari, nonostante le istanze delle associazioni di ambientalisti e di coltivatori e grazie al sostegno dell’amministrazione Trump e ad un finanziamento della Banca centrale europea (sul quale la giornalista Gaby Weber sta tuttora svolgendo investigazioni e inchieste che possono essere approfondite dal sito gabyweber.com). Ora, Monsanto è stata accusata sia di produrre materiali dal rischio cancerogeno che concorrono anche all’impoverimento della terra, sia di vessare con regole commerciali gravose i contadini ed il 13 agosto 2018, è stata condannata (nella prima causa con condanna confermata di altre 5.000 tuttora aperte) a un risarcimento (di 289 milioni di dollari poi ridotti a 78 milioni di dollari), appunto per la correlazione riscontrata tra il cancro di un giardiniere (DeWayne Lee Johnson) e l’utilizzo di un diserbante (Roundup) a base di glifosato.

IN CONCLUSIONE. L’esperienza di Erbacce, citata come esempio editoriale positivo, in questi giorni di emergenza sanitaria in cui si è chiamati a far fronte proprio a una situazione di sproporzione delle forze in campo, è anche un incoraggiamento a resistere, oltre che un’occasione per riflettere sull’opportunità di rivedere i propri comportamenti e le proprie scelte di acquisto e, prima ancora, le idee e le convinzioni che li sostengono. Il tempo liberato dalle recenti restrizioni alla mobilità e alla socialità infatti, come si è detto, può essere utilizzato per aumentare la propria cultura e rinforzare la propria mente grazie alla lettura, ricordando Pennac, un libro ben scelto salva persino da se stessi. Anche se le librerie sono chiuse (per un certo verso discutibilmente vista poi la consentita apertura ad esempio delle tabaccherie), resta comunque possibile ricorrere agli e-book (a prezzi resi vantaggiosi per precise iniziative ad esempio di Librerie.coop). Così, si può anche sostenere il settore dell’editoria dove, a causa delle riorganizzazioni per la crisi in atto, i dati di mercato e dei canali trade al 30 marzo prospettano scenari preoccupanti, tra cui una deflessione delle vendite pari al 75 per cento; l’avvio o la programmazione delle procedure per la cassa integrazione per il 64 per cento degli editori e la stima che saranno 23.200 i titoli in meno pubblicati nel 2020, ovvero il 30 per cento dell’intera produzione italiana (AIE, 2020, Coronavirus: peggiora ulteriormente la situazione per l’editoria). Anche se quest’anno non sarà possibile partecipare nelle date usuali alle fiere e ai festival nazionali o internazionali del mondo le libro (come il Book Pride di Milano e il Salone del libro di Torino o il London Book Fair), la cultura si sposta sui canali social e diventa accessibile on-line, dove non mancano le alternative sul tema grazie a presentazioni, letture, dibattiti e consigli di lettura (diffusi ad esempio con l’hashtag #iorestoacasaeleggo)

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