Cuore di bianchezza

di Robin Morgan
Traduzione di Margherita Giacobino
Illustrazioni di Liza Donnelly

 

Per la prima volta, una navicella spaziale ha inviato immagini del cielo da così lontano che alcune stelle sembrano trovarsi in posizioni diverse da come le vedremmo dalla Terra. A più di 4 miliardi di chilometri da casa e lanciata verso lo spazio interstellare, la New Horizons della NASA è arrivata talmente lontano che ora ha una visione unica delle stelle più prossime, ma sembra un cielo alieno. La differenza è dovuta alla parallasse, lo stesso effetto che vedi quando alzi un dito e chiudi prima un occhio poi l’altro. È un cambiamento di prospettiva causato dalla grande distanza della New Horizons dalla Terra.

Mi piace molto il concetto di parallasse. Il mio ultimo romanzo prende il nome proprio da questo. Uno spostamento di prospettiva cambia… tutto. Ma una volta che hai osato sperimentarlo potresti trovarti a rimpiangere il tempo che hai perso credendo che la tua prospettiva precedente fosse l’unica. Oppure potresti arrabbiarti per certe bugie che ti sono state raccontate e per il modo in cui hai agito in base a informazioni che hai assorbito con cieca fiducia.

In questo momento sembra che i cittadini bianchi degli Stati Uniti stiano cercando di cambiare la loro prospettiva sulla razza. Gli euroamericani navigano ansiosamente su Internet alla ricerca di informazioni sulla storia afroamericana, apparentemente sbalorditi dall’idea che una cosa del genere esista. Il che mi fa provare nuova gratitudine per quel momento doloroso verso la fine degli anni Sessanta, quando i leader neri del movimento per i diritti civili dissero a noi partecipanti bianchi di andare a organizzarci nelle nostre comunità, a volte aggiungendo candidamente che erano stanchi di educarci. Alcuni di noi tornarono alle loro confortevoli periferie a leccarsi le ferite dell’ego. Ma altri hanno cercato di fare quello che ci veniva chiesto ed è stato un bene – per me almeno, certamente. Ho trovato un movimento delle donne appena rinato e il resto è, beh, herstory. Proprio come il movimento per il suffragio era stato fondato dalle attiviste del movimento per l’abolizione della schiavitù, così, ancora una volta, il femminismo americano contemporaneo è nato dalla lotta contro il razzismo. E non è una coincidenza, perché sessismo e razzismo sono indissolubilmente legati. (Questa è una brevissima mini-versione di un argomento su cui ho scritto una ventina di libri: una donna sa sempre qual è suo figlio, ma un uomo no; lui ha bisogno di controllare la riproduzione per far sì che la progenie gli somigli; il controllo del corpo delle donne è centrale nell’oppressione delle donne; somiglianza e alterità sono centrali nel razzismo; il controllo patriarcale – sessismo e razzismo – discende dalla stessa radice).

Ma basta con gli spezzoni di analisi. Se volete saperne di più delle mie farneticazioni sull’argomento, date un’occhiata a The Anatomy of Freedom e The Demon Lover (Il demone amante), entrambi sono disponibili anche in tutti i formati e-book. In ogni caso oggi, quando incontro americani bianchi attenti, premurosi, a volte coltissimi, alcuni persino femministi, che sono certi di non essere mai stati razzisti, ma che in qualche modo non hanno mai colto l’aspetto sistemico della faccenda, sento che dovrei ricominciare con molta più energia a organizzarmi nella mia comunità. È chiaro che a suo tempo non ho lavorato abbastanza.

È sconvolgente come persone per altri aspetti realmente buone possiedano la capacità inculcatadi non vedere il razzismo, mentre si aggirano allegramente in un mondo che ne è saturo.
I pancake Aunt Jemima e il riso Uncle Ben, le barrette Eskimo, le pubblicità di Frito Bandito e delle banane Chiquita, i Band-Aid “color carne”, i reggiseni “rosa nudo”, le fanciulle indiane sul burro Land O Lakes, i meme sul pollo fritto e l’anguria, le bambole Mammy, le battute sulla “minoranza modello”, le implicazioni di espressioni tipo “nero come il peccato”, e “un bianco cavaliere”, l’equiparare comunemente l’oscurità con la minaccia o la cupezza e il bianco con la purezza – come mai tutto questo e molto altro ancora resta invisibile all’occhio bianco onesto e morale? O, se le vede, come possono queste immagini essere convenientemente liquidate come elementi culturali, residui degli anni ’50 quando “nessuno ci pensava”?
Non pensarci era intenzionale. La gente veniva formata a non pensarci.

Questo è razzismo sistemico: quando non vedi quello che sta sullo sfondo perché È anche lo sfondo.

Il mito per cui se non è un linciaggio del KKK con croci in fiamme non è razzismo, significa che mille micro-aggressioni quotidiane non contano come razzismo. Così tutti sono a posto tranne quelli del Klan. È come chi sostiene che uno stupro non è una vera violenza sessuale, a meno che cinque uomini armati non stiano violentando una donna. Per dare una definizione si usano a sproposito i casi estremi, facendo così passare inosservati i tanti mortificanti e quotidiani atti di violenza fisica ed emotiva che definiscono realmente la vita di chi ha meno potere o non ne ha affatto. E molti bianchi ritengono ancora di potersi vantare di “non vedere il colore”.

In una società razzista, non vedere il colore quando si tratta di razza è impossibile.

Ciò di cui noi bianchi abbiamo bisogno è unalfabetizzazione del colore – che richiede lavoro.
Un tipo di lavoro che fa paura. Fa paura perché fa male e perché può portare all’azione. Sono da tempo convinta che ciò che sta alla base del razzismo bianco sia la paura, la paura che il “cuore di bianchezza” emana e proietta, la profonda consapevolezza interiore di ciò che i bianchi hanno fatto ai neri e l’assunzione che i neri farebbero lo stesso ai bianchi se i ruoli fossero invertiti. Non sono bastate le preghiere dei bambini neri respinti con gli idranti da Bull Connor a placare quella paura. Non è bastata la supplica rassicurante di Rayshard Brooks “per favore, signore, mi lasci andare a casa”. Non sono bastate le migliaia di manifestanti pacifici che scandiscono “mani in alto non sparare”. Quella paura è stata una forza che induce (e pretende di giustificare) l’ipocrisia nel migliore dei casi, nel peggiore la brutalità storica e attuale, la disumanizzazione dell'”altro”, la resistenza a pagare quel che è dovuto e a dare la giusta riparazione – il tutto a sua volta usato per evitare di riconoscere la verità.

Io credo nell’alchimia trasformativa della buona scrittura. Così ho messo insieme ciò che spero possa servire come un utile breve elenco di libri interessanti su questo argomento.
Si tratta di saggi e non di narrativa, perché le mie sorelle e i miei fratelli bianchi ed io in questo momento abbiamo bisogno di fatti reali, proprio come abbiamo avuto bisogno di vedere con i nostri occhi il video dell’agonia di George Floyd.
Per fortuna, viviamo in un periodo di grande fioritura di studi accademici su e soprattutto da parte di donne afroamericane, e questi libri – le mie scelte personali – si concentrano specialmente sulla schiavitù delle donne nere negli USA. Questa è una nuova, cruciale scoperta della storia dei neri e della storia degli Stati Uniti che è stata negata ai neri americani e dalla quale i bianchi americani sono stati protetti e mantenuti nell’ignoranza. Quasi tutte queste autrici sono state ospiti dei miei podcast, e gli episodi che le riguardano si possono trovare negli archivi di Women’s Media Center Live with Robin Morgan, dove si è parlato dettagliatamente di ciascuno di questi libri e di molti altri di argomento simile.
Tutti queste autrici condividono standard di eccellenza e una generosa capacità di ironia – per esempio nel trattare le contraddizioni incarnate da Washington, Jefferson e dal “padre della costituzione” Madison – tutti proprietari di schiavi. Questi autrici non sono interessate a una denuncia semplicistica che faccia scattare le ben note e agguerrite difese di molti lettori bianchi. Sono interessate alla verità, e a come ha funzionato la compartimentalizzazione. Esattamente la lezione che dobbiamo imparare oggi.

Se siete lettori o lettrici afroamericane/i o di colore e ancora non conoscete alcuni di questi libri, scommetto che essi saranno per voi una fonte di potere. Se siete euroamericane/i o altrimenti bianche/i, potreste scoprire che il punto non è il senso di colpa. Il senso di colpa è controproducente e noioso. Il punto è la conoscenza, che non è noiosa, ed è anche potere, incluso il potere di cambiare le cose. Questa particolare conoscenza può liberarvi dall’“insopportabile bianchezza dell’essere” e farvi arrabbiare perché vi è stato negato ciò che avevate il diritto di sapere.
Ovunque e in qualunque modo entriate in quest’altra realtà, vi troverete una visione parallassica. Le stelle non avranno lo stesso aspetto. È una cosa che ti cambia per sempre. E questo genere di cambiamento è un grande dono.

 

SUGGERIMENTI DI LETTURA PER UNA “ALFABETIZZAZIONE DEL COLORE”

The Price for Their Pound of Flesh: The Value of the Enslaved, From the Womb to the Grave, in the Building of a Nation di Daina Ramey Berry

New England Bound: Slavery and Colonization in Early America di Wendy Warren

Never Caught: The Washingtons’ Relentless Pursuit of Their Runaway Slave, Ona Judge di Erica Armstrong Dunbar

The Hemmings of Monticello: An American Family di Annette Gordon-Reade

White Rage: The Unspoken Truth of Our Racial Divide di Carol Anderson

A Girl Stands at the Door: The Generation of Young Women Who Desegregated America’s Schools di Rachel Devlin

In italiano: Sorella Outsider. Gli scritti politici di Audre Lorde ed. il Dito e La Luna

(Il testo è uscito il 22 giugno 2020 sul blog di Robin Morgan, poeta, scrittrice, attivista statunitense. Ringraziamo l’autrice per averci gentilmente concesso di riprenderlo.)

 

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