di Fabrizio Tonello
Illustrazione di Pat Carra

Prendete una robusta signora di mezza età, con un grembiule a quadretti, seduta su un divano a fiori, e presentatela come ex royal cleaner, ovvero una cameriera che ha lavorato dieci anni a Buckingham Palace ed è pronta a “rivelare i segreti” di come si facevano le pulizie nella residenza dell’amatissima Elisabetta II.
Detto, fatto! La signora Anne Simmons diventa una media celebrity nel Regno Unito, escono numerose interviste e articoli sulle maggiori testate The Times, The Sun, Daily Mail, Daily Mirror, New York Post oltre che su decine di siti web. Le storie si moltiplicano a partire dal marzo scorso, con relativi consigli di prodotti per la pulizia della casa (o dei castelli reali).
Problema n.1: le “interviste” attribuite a Simmons sono apparse quasi ovunque, ma in tutti i casi si trattava di comunicati stampa ripresi senza verifica. La sola fotografia esistente è quella della signora sul divano, riutilizzata da diversi siti senza verifiche e non associata a nessun archivio professionale ufficiale.
Problema n. 2: non esiste alcuna traccia di Anne Simmons negli archivi del personale reale, né risulta alcun nullaosta di sicurezza, necessario per lavorare a Buckingham Palace (sì, anche se lavate i pavimenti). Il Palazzo ha negato la sua presenza tra gli ex dipendenti.
Insomma Anne Simmons, se appena si affida a uno stagista una verifica della sua identità e del suo passato professionale, si scopre che la sua esistenza come ex dipendente di Buckingham Palace è altamente dubbia. Ma, a quanto pare, i capiredattori del Times e di tutti gli altri giornali erano troppo affaccendati per chiedere un qualsiasi controllo sull’esistenza della simpatica donna delle pulizie. (Se pensate che questo abbia a che fare con la devastante “sindrome della pagina bianca” di cui soffrono tutti i capiredattori, avete ragione).
Poi, per fortuna, arriva Press Gazette (una specie di agguerrito watchdog dei tabloid Oltremanica) e scopre che le interviste erano frutto di comunicati stampa confezionati da agenzie di PR per promuovere partner commerciali. Le agenzie Signal the News e Relay the Update avevano creato il personaggio e distribuito le veline contenenti “testimonianze” di Simmons a nome di diverse aziende (Edit Suits, Plumbworld, Plates Express, Pure Window Cleaning) con l’obiettivo di ottenere cita- zioni e link sui siti dei quotidiani attraverso notizie e interventi di “esperti” difficilmente verificabili. A questo punto le testate coinvolte (Times, Sun, Daily Mail, New York Post) hanno rimosso le storie su Anne Simmons.
Il vizietto, però, non nasce adesso: qualche mese fa c’era stato il caso di Barbara Santini, che si presentava niente meno che come psicologa, filosofa, linguista dell’università di Oxford (“Centralino di Oxford? Mi passa la professoressa Santini? Ah, non vi risulta? Mi scusi…”). Per risparmiare sulla telefonata, i capiredattori del Sun, BBC, Newsweek, Fortune e molti altri si accontentavano di citarla come esperta su temi di salute mentale, benessere, sessualità e relazioni intime.
Come avrete capito, le citazioni di “Santini” venivano fornite tramite servizi di risposta rapida alle domande dei giornalisti (ad esempio ResponseSource). La presunta esperta insisteva nel comunicare solo via email o WhatsApp, non era mai disponibile per telefonate o incontri di persona, e addirittura minacciava azioni legali per non essere smascherata. Poi arriva Press Gazette e dimostra senza troppa fatica che “Santini” non è mai esistita: nessun titolo accademico, nessuna presenza nei registri ufficiali, nessun riscontro. Il personaggio era stato creato dalle solite agenzie di PR per promuovere siti di e-commerce di sex toys e cannabis, come “Peaches and Screams”.
Aspettiamo la prossima puntata…
