Te cojo la mano

di Catartica

 

Qualche mese fa ero in aereo da Madrid a Roma e, come in ogni viaggio quando non dormo, disegnavo ascoltando la musica nelle cuffie. All’improvviso, durante una forte turbolenza, ho sentito una mano che stringeva la mia. Era di una ragazza spagnola seduta accanto a me. Era sola, ho poi scoperto che il suo ragazzo era seduto qualche posto più avanti. Molto spaventata, mi chiedeva “tu non hai paura?” Le ho risposto di no, che era normale spaventarsi e che mi era successo un sacco di volte di trovarmi in turbolenze anche peggiori! Mentivo.
Iniziammo a chiacchierare e pian piano si tranquillizzò. Viaggiammo vicine anche nel bus dall’aeroporto al centro, conobbi il suo ragazzo e alla fine, prima di salutarci, ci scambiammo i numeri di telefono. Non ho più rivisto la mia nuova amica, però siamo rimaste in contatto. Adesso lei è in Spagna e io in Italia, i due paesi europei più colpiti dal coronavirus. Ci teniamo aggiornate sulle rispettive situazioni. Ieri, dopo aver parlato di quello che stiamo vivendo, lei mi ha scritto: da lontano ti tengo la mano come hai fatto tu con me in aereo per darmi molta forza.

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