della Misantropa

All’ignara viaggiatrice giunta in treno a Milano dal 25 novembre al 2 dicembre si è offerto lo spettacolo di una parata di manichini di genere femminile (comprati in svendita da una ditta di lingerie erotica per rinnovo stock) schierati all’uscita della stazione Centrale e davanti al Palazzo Pirelli, uno dei simboli della città e sede del Consiglio Regionale. Centocinque manichini, tanti quante sono le donne uccise in Italia nell’ultimo anno, sono completamente dipinti di un rosso fiammante, altri due, bianchi con pennellate rosse, rappresentano quelle in lista d’attesa.
Si tratta di un’opera d’arte dal sottile significato simbolico, in cui il corpo femminile nudo e senza volto, nell’espressività plastificata della taglia 38, ben esemplifica l’immagine della donna nella cultura maschile, e il colore rosso, svincolato da tramontati riferimenti rivoluzionari, ma ancora sempre legato a italianissimi valori come la pummarola, evoca il sangue delle vittime di femminicidio mentre conferisce un tocco di vivacità prenatalizia all’ambiente urbano.
Potente opera di protesta, l’installazione “Donne in rosso” celebra le vittime nella loro qualità di vittime tutte uguali e tutte morte e rivolge un monito ai violenti: insomma, basta con le donne ammazzate, anche perché non c’è più spazio davanti al Pirellone.
Ma soprattutto ricorda alla viaggiatrice che, se pure è scampata alla violenza in casa sua, in strada e in treno, ha buone probabilità di diventare vittima anche lei prima o poi, e magari stanotte avrà un incubo in cui un gruppo antiviolenza sponsorizzato dalle istituzioni locali la insegue con un pennello per dipingerla di rosso.
