Le sofistiche apocalittiche

di Francesca Maffioli e Laura Marzi

La Protagora domanda:

Diletta Gorgia,

dopo lustri di silenzio, eccomi di nuovo a te. I tempi che sono intercorsi dal nostro ultimo dialogo sono stati bui e angosciosi. Zeus ha scatenato tempeste che minacciano la sopravvivenza di intere amate polis e non solo. Come faremo, Gorgia mia? Non è su questo però che desidero interrogarti, seppur sarei più che contenta se tu avessi un responso.
Sono qui per un altro quesito, che è sopraggiunto alla mia mente varie lune or sono: ascoltavo un mezzo di comunicazione del futuro, la radio, in particolare un’intervista a un grande saggio del sarà XX secolo, Claude Lévi-Strauss. Con calma e sapienza il suddetto rispondendo all’interlocutrice che lo interrogava sul suo pessimismo diceva che non di malanimo si trattava quando sosteneva che la specie umana se ne andrà dal pianeta Terra, casualmente, come vi è arrivata. Mi spiego: il nostro postero chiariva che non era influenzato da un umore nero quando sosteneva che la Terra precede gli esseri umani e sopravvivrà ad essi, condannati invece a scomparire.
Allora Gorgia mia ti chiedo in primo luogo di perdonare tu stessa questa domanda che sembra dettata proprio dal mio umor nero e di dirmi se pensi mai che quest’ansia dilagante di salvare il Pianeta sia davvero mal riposta, frutto di una superbia e di un egocentrismo tipicamente umani. Che invece la questione andrebbe capovolta e dovremo cercare, con pratiche ecologiche, di salvare la nostra specie, almeno posticipare la sua scomparsa, perché il Pianeta si salverà da sé, inghiottendoci?

La Gorgia risponde:

Protagora diletta,

l’eco dei tuoi motti risuonava nelle mie orecchie a ricordo di parole che non solevo più sentire. Ma eccoti a me, nera forse di umor nero come nere sono le sorti che ci attendono. Quest’ultime nere lo sono sicuramente invece. E quel saggio del Lévi-Strauss aveva visto bene quando diceva che noi umane genti ce ne saremmo andate da questo pianeta. Presto o tardi. Si sbagliava sul casualmente però e si dimenticava di aggiungere che nella nostra agonizzante dipartita ci saremmo portati dietro anche buona parte delle genti non umane che abitano Gaia. Quadrupedi e bipedi alati, insetti e anfibi striscianti se ne andranno con noi, senza volere o responsabilità alcuna. Lande di verdi foreste lussureggianti scompariranno. Certo alcuni ne resteranno e ci sopravvivranno ma a fronte di quelli che resteranno tanti se ne andranno… e non per un caso o per la volontà di qualche dio capriccioso. Sarà la costanza nell’abuso delle risorse di questo pianeta che ci porterà via, sarà il nostro smodato abbeverarci d’ambrosia, sarà infine l’impietoso crederci pari agli dei. Sarà l’aver creato un artificial paradiso terrestre per pochi. Non sarà allora il fato, ma saranno tutti questi desideri usa e getta, delle ultime generazioni di queste umane genti già perdute.
La questione allora sarebbe questa, Protagora mia: tentare di salvaguardare ciò che resta, di noi e dell’altre specie, o altrimenti attenderci il peggio… Il risveglio di Poseidon da secoli addormentato a sommergerci tutte e tutti. Gaia resterà, quella sì, con o senza dinosauri.

 

 

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