di Cristiano Chiarot
Vignetta di Pat Carra

La maestra Beatrice Venezi ha iniziato la fuga da Venezia. Partenza Teatro La Fenice, piazza ciclistica prestigiosa, dove già il 13 dicembre del 2008 venne ufficialmente presentato il 92° Giro d’Italia. Per ora l’obiettivo è modesto: vincere almeno una tappa, quella di casa, a Lucca. I suoi gregari sono già in posizione. All’inizio le ambizioni erano altre.
Per superare l’impasse seguita alla contestata nomina a direttore musicale della Fenice, il sindaco di Venezia a Capodanno, indossati i panni della Befana – dopo aver punito i dipendenti del teatro negando la prevista gratifica natalizia – dal sacco dei doni ha estratto l’idea di organizzare un concerto all’estero con la maestra toscana e l’Orchestra veneziana. Per fare pace. A Vienna, Berlino, Parigi, Lisbona? Ci si chiedeva. No, a Lucca! Il molto generoso invito arriva dal teatro del Giglio- Giacomo Puccini.
Da una brutta commedia si precipita in una triste farsa. Ma i gregari, si sa, nel ciclismo, come in politica, devono portare acqua al capitano. Il perché questo concerto dovrebbe ricomporre il conflitto resta un mistero. I dipendenti della Fenice non hanno nulla di personale contro Venezi direttore d’orchestra. Contestano, come molti altri, un profilo ed un curriculum non ritenuti all’altezza del ruolo attribuitole.
Che diriga a Venezia come ospite, nessun problema. Che senso ha, dunque, un concerto «altrove» se non quello di un’ulteriore provocazione? Ennesimo intervento a gamba tesa della destra che in questa vicenda ha condotto una scandalosa campagna, di musica e cultura solo nominalmente interessata? Riempire di Fratelli plaudenti il bel teatro di Lucca sarà uno scherzo, come prevederne il successo, se non clamoroso, eclatante. Biglietti liberi alla vendita o già esauriti? Il dress-code prevederà l’abito scuro o l’abito nero? Di scherzo, si tratta, un brutto scherzo. Una burla boccaccesca ordita per incastrare i professori d’Orchestra della Fenice. Resta solo da scegliere quale rappresentante della destra si vestirà da nuovo fra’ Cipolla per l’omelia di rito.
La scelta su Venezi ha dato, poi, la stura, in questi ultimi mesi, a un dibattito surreale sulla figura del direttore d’orchestra, un ruolo al cui proposito, oggi in Italia, come su quello di ct della nazionale di calcio, pare che tutti abbiano le competenze per intervenire. Passi se a parlarne è un venerabile maestro come Corrado Augias che lo fa con intelligenza e pudore. Ma il coro di commentatori improvvisati – politici di destra in testa, spesso in malafede – farebbe meno danni a continuare ad occuparsi di formazioni azzurre. O informarsi, almeno. Proprio in questi giorni Le Figaro, quotidiano francese vicino ai conservatori-liberali, ha raccontato la nomina del maestro Semyon Bychkov a Direttore Musicale dell’Opèra di Parigi. Una scelta maturata in due anni e mezzo di riflessione.
Il critico Christian Merlin sottolinea la cautela del sovrintendente Alexander Neef: in assenza di un autentico entusiasmo sia da parte dell’orchestra che della critica, i primi nomi ipotizzati furono abbandonati. «Nominare un direttore musicale oggi – scrive – richiede il più ampio sostegno possibile da parte dell’orchestra. Pur riconoscendo che nessuno raggiunge mai l’unanimità. In ogni caso, Neef si era impegnato a non nominare nessuno contro la volontà dell’orchestra».
Ecco. Per chi non l’avesse ancora capito, o non lo vuole capire, consultare l’orchestra prima di nominare un direttore musicale, non è amichettismo, non è una prassi comunista, né sindacalismo. È l’unico metodo corretto, efficace, legittimo. Praticato ovunque. Auspicato da tutte le orchestre italiane.
L’articolo è stato pubblicato il 9 gennaio 2026 da il manifesto
