Io e la natura | 87° puntata

di Manù
Foto di Andrea Ferrante

Ormai è solo per abitudine se sul finire dell’inverno tiro un sospiro di sollievo.
Non capisco come immancabilmente io mi faccia fregare tutti gli anni (almeno gli ultimi quattro), dal momento che il sollievo è ancora ben lungi dall’arrivare.
Tutta contenta di sentire gli uccellini cantare, (anche loro, poveretti, per abitudine si illudono) tolgo le tute e i maglioni più pesanti dagli armadi per far spazio ad abiti più leggeri, tiro fuori i vasi di fiori messi al riparo dal freddo invernale e riduco le scorte di pellet affianco al camino.
Dopo due mesi dalle suddette operazioni mi ritrovo ancora con il riscaldamento acceso, due paia di pantaloni e due maglioni addosso, e i miei fiori fanno schifo perché, soprattutto di notte, le temperature scendono ancora parecchio e le piante patiscono le escursioni termiche continue.
Quando si degna di uscire il sole ci sono 21 gradi, se piove (quasi sempre) scendono a 11, di notte possono andare a 5, questo nella migliore delle ipotesi perché potrebbe anche cadere una bella nevicata.

I segnali del cambio stagione però non mancano.
E non so quale tra questi mi mette più in difficoltà.
Mi da più fastidio rimuovere i cadaveri di svariati animali (topi, lucertole, ramarri, talpe, serpenti) che i gatti hanno ricominciato a portarmi in casa, talvolta dovendoli raschiare dal parquet perché li trovo dopo giorni dal decesso? o dover rincorre per casa quelli che mi portano ancora vivi?
Tra un animale vivo e uno morto io preferisco quello vivo e se pur son diventata bravissima a catturare lucertole e ramarri continuo a esser in difficoltà con i topi che sono difficilissimi da prendere e possono sempre decidere di stabilirsi in casa, con i serpenti ho problemi logistici se si tratta di vipere ma la situazione peggiore si presenta quando le creature sono ancora vive ma gravemente ferite. Io non ho il coraggio di dare il colpo di grazia.
Scelgo di portarle in un posto nascosto dove possono morire in pace, sapendo che così prolungo la loro sofferenza, cosa che mi fa venire un gran groppo allo stomaco e una certa sensazione di inadeguatezza.

Quest’anno a complicarmi la vita é arrivato anche il gatto Berto che, convinto di dover sterminare i miei gatti per farsi spazio (ne ha già feriti quattro su sei), mi costringe a stabilire dei turni per le uscite.
Berto dentro, gli altri sei fuori, gli altri sei dentro, Berto fuori. Sperando che la voglia di uscire dei miei gatti coincida con quella di Berto di stare in casa e viceversa.
Lievemente stressata guardo l’erba che cresce in maniera esponenziale, l’orto da preparare, le erbacce da estirpare, i piantini da travasare.
Le notizie che mi arrivano dal mondo (alluvioni, frane, uragani, incendi) mi avvertono che potrebbe andare peggio.
Non mi rimane che rivedere il mio concetto di bella stagione e ripromettermi di non perdere mai il mio senso dell’umorismo.

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