Cronaca di una cittadina trapiantata su un selvaggio bricco del cuneese
di Manù

Se chiedessi a Bix, il mio cane, di saltare in un cerchio di fuoco o di recuperare una palla nelle rapide di un fiume, mi sarebbe del tutto comprensibile essere ignorata, ma gli unici due ordini che gli do sono ‘Bix vieni qui’ e ‘vai a cuccia’ e il non ottenere alcun risultato mi irrita profondamente.
Però ammetto di essere troppo empatica per fare il capo, e se c’è un fondo di verità nella teoria che gli animali hanno una capacità di ‘sentire’ che rasenta la telepatia (e da quello che mi dice l’esperienza, credo di sì) Bix di sicuro ‘sente’ la mia inadeguatezza come capo. Il che mi irrita, ma è colpa mia.
La mia irritazione diventa preoccupazione dalla primavera all’autunno quando c’è un certo transito di gitanti, runner, ciclisti, fungaroli, gente che si perde per i boschi.
Con il passare del tempo Bix si è calmato un po’ e non li insegue più se li sente passare a due chilometri da qui ma, se qualcuno supera la linea di confine del territorio che lui considera casa, diventa una furia.
All’inizio della strada che porta in cortile ho messo un bel cartello giallo con la scritta ATTENTI AI CANI che fa più paura di attenti al cane, ma si può arrivare anche da altre vie senza incontrare il cartello ma solo il cane.
Nella maggior parte dei casi il viandante finisce nel mio cortile per sbaglio e ho capito che le conseguenze dipendono dalla tipologia del viandante.
a) Viandante educato e gentile, quasi in imbarazzo per essersi ritrovato a casa di qualcuno, a cui si rivolge porgendo le sue scuse e chiedendo indicazioni sulla strada.
Io ho un moto di simpatia e Bix abbaia a una distanza di sicurezza. Quando gli dico di smettere incredibilmente mi ascolta, tiene d’occhio lo sconosciuto mentre se ne va ma non lo segue, a volte lo accompagna per un pezzo, cosa che comunque mi preoccupa un pochino.
b) Viandante arrogante che ti passa davanti a casa, ti guarda in faccia e non risponde al tuo saluto.
Questa tipologia mi infastidisce oltremodo.
E qui viene il bello.
Bix diventa una furia, drizza il pelo sulla schiena, mostra i denti e tutte le gengive, tallona l’invasore a cinque centimetri dalle chiappe e abbaia con una tale foga da avere il rinculo.
E ho un bello sgridarlo e richiamarlo con tutto il fiato che ho in gola, non accenna minimamente a calmarsi – forse per quell’ombra di godimento che percepisce in me al vedere il colorito del maleducato viandante farsi sempre più verde.
Anzi, se cerco di prenderlo, Bix mi scarta, supera il viandante e sparisce lasciandomi con il timore che lo stia aspettando al varco.
In verità è più spaventoso che pericoloso, e nonostante le antipatie personali e il fatto che meno gente passa di qua meglio sto, mi spiace che vada in giro a terrorizzare i malcapitati che volevano godersi una giornata nella tranquillità della natura.
Quando esagera lo punisco tenendolo chiuso nel recinto per una giornata, cosa che lo butta in uno stato depressivo estremo e lo induce a comportarsi decentemente per non più di tre giorni.
E fa sentire in colpa me.
Io lo so che Bix non è un cane cattivo.
L’assicurazione però me la sono fatta lo stesso.

Foto di Manù e Andrea Ferrante
