
Se Agnese non fosse un esemplare appartenente alla specie Gallus gallus domesticus, anche detta gallina, si potrebbe dire che ha una gravidanza isterica.
Con l’arrivo della bella stagione ha assunto un aria ispirata e si è messa a covare.
Sta lì, accucciata in quella che una volta fu la mangiatoia delle pecore, e cova il mattino, il pomeriggio, la sera e la notte, cova il suo uovo e aspetta in agguato come un avvoltoio che le sue colleghe depongano le loro per covare anche quelle. Quando vado a toglierle per evitare di mangiarle già sode, vista la temperatura che raggiungono sotto il suo sedere, lei, concentrata, continua a covare seduta sul niente.
Ho provato a spiegarle quanto l’assenza di un gallo sia determinante per l’esito di una covata ma a lei del gallo non gliene frega proprio niente, a lei interessa covare, covare, covare.

Se non vado a prenderla per metterla fuori, non mangia, non beve, non razzola e non dorme. Passano le settimane ma lei non sembra avere intenzione di piantarla lì.
Un po’ preoccupata chiedo ad alcuni nativi se c’è un modo per farla smettere e mi vengono esposte due possibili soluzioni ognuna delle quali con una variante.
Soluzione numero uno:
Procurarmi un paio di uova fecondate. Quando si schiuderanno Agnese smetterà di covare.
Variante:
Infilarle due pulcini sotto il sedere e gridare “Sorpresa!”
Per quanto mi attiri l’idea di veder nascere dei pulcini e osservare una chioccia in azione, questa soluzione e la sua variante hanno degli effetti collaterali.
Se Agnese smette di covare per accudire la prole, probabilmente questo durerà solo fino a quando la suddetta non sarà cresciuta quindi è molto probabile che la prossima primavera, se non prima, mi ritrovi con lo stesso problema. Se poi malauguratamente tra la prole dovesse esserci un maschio che feconda le uova mi ritroverei nel giro di poco tempo sommersa da pennuti a cui nessuno tirerà mai il collo e da un numero di uova che non riuscirei a smaltire neanche regalandole, ma soprattuto con un sacco di lavoro e spese a fondo perduto.
Infatti quando nascono i pulcini bisogna dividere loro e la chioccia dalle altre galline, che potrebbero ucciderli, e già mi vedo costantemente in ansia a inventarmi recinti provvisori e cucce per pulcini.
No grazie.

Soluzione numero due:
Immergere per qualche istante la gallina covatrice nell’acqua fredda, testa compresa.
Variante:
Metterle del ghiaccio sotto il sedere nella postazione di cova.
Non amando le terapie d’urto ho adottato la variante della soluzione due, con l’unico risultato di far fare un po’ di esercizio ad Agnese che, più ostinata di quanto immaginassi, prova ad accovacciarsi sul ghiaccio per poi tirarsi su di colpo quando le si gela il sedere, esercizio che esegue ripetutamente fino a quando non vado a buttarla fuori dal pollaio.
Io ho perso due chili a forza di fare su e giù per andare a prenderla e farla uscire. Adesso chiudo la porta di accesso al covatoio ma mi fa un po’ pena vederla gironzolare ansiosamente cercando un’entrata.
L’istinto materno può trasformarsi in un vero guaio.
Ginnastica mattutina
Foto di Manù e Andrea Ferrante
