Cronache cilene

di Gaby Weber
Traduzione di Margherita Giacobino

I conduttori di Radio Plaza de la Dignidad

Le elezioni parlamentari cilene di novembre 2025 hanno suscitato sgomento. Era la prima volta che il voto era obbligatorio e l’affluenza alle urne è stata quindi molto alta (85%). I due candidati di estrema destra, José Antonio Kast e il fondatore del Partito Nazionale Libertario, Johannes Kaiser, ancora più a destra, hanno ottenuto rispettivamente il 24% e poco meno del 14% dei voti: entrambi si dichiarano sostenitori del pinochetismo, dal nome del dittatore Augusto Pinochet, mentre Kaiser è anche favorevole all’abolizione del diritto di voto alle donne. A questi si sono aggiunti altri partiti dello spettro politico di destra, quindi non c’erano sorprese da aspettarsi per il ballottaggio di metà dicembre: Kast ha vinto contro la comunista Jeannette Jara con un vantaggio del 17%. Un voto chiaro, espresso in elezioni libere, un altro tassello nella svolta a destra a livello mondiale. Kast entrerà in carica a marzo, dopo le vacanze estive.

Qual è l’umore nel Paese? E quali lezioni hanno tratto da questo risultato i protagonisti dell’ultima ribellione?

A dicembre 2025 ho visitato Radio Plaza de la Dignidad, portavoce dei ribelli della “Revuelta” che nel 2019 avevano dato fuoco a banche, supermercati e stazioni di polizia. All’epoca non si trattava solo di una manciata di combattenti di strada, alle manifestazioni partecipava gran parte della classe media e la rabbia per la mancata democratizzazione della società e dell’economia si riversava dall’estremo nord all’estremo sud dello Stato andino. E sei anni dopo, Kast è al potere!
A Plaza de la Dignidad è in corso l’ampliamento della metropolitana. In ogni angolo di Santiago ci sono cantieri: l’economia va bene e lo Stato può spendere. Dal sesto piano dell’edificio all’angolo trasmette ancora Radio Dignidad, ma dell’antica ribellione non c’è più traccia. Secondo i conduttori radiofonici Marco Riquelme e Andrés Figueroa, anche il malumore che ci si potrebbe aspettare dopo l’ultimo risultato elettorale è contenuto.

Radio Dignidad Non è stato uno shock né una sorpresa. Già Pinochet godeva di un sostegno relativamente alto durante il suo regime, soprattutto per quanto riguardava la sua politica economica. Per questo è riuscito a far approvare la sua costituzione, che – con alcune modifiche non sostanziali – è ancora in vigore oggi. E i cosiddetti governi democratici dopo il 1990 non mettono in discussione il suo modello.

Gaby Weber Prima c’è stato il cristiano-democratico Patricio Aylwin, uomo di fiducia di Helmut Kohl, seguito dal suo compagno di partito Eduardo Frei, poi dai socialdemocratici Ricardo Lagos e Michelle Bachelet. Poi sono arrivati Sebastián Piñera, esponente della destra imprenditoriale, e di nuovo Bachelet, e anche Piñera per la seconda volta. Tutti questi politici, sia di centro-sinistra che di centro-destra, hanno promesso riforme fondamentali.

Radio Dignidad Sì, durante la campagna elettorale. Ma poiché non erano in grado o non volevano presentare alternative reali o nuovi progetti, hanno incentrato le loro campagne sulla fobia della gente nei confronti della dittatura, presentandosi come il male minore. Ma nella pratica si trattava di promesse vuote. Alla fine è stato Lagos a portare a termine le privatizzazioni ancora in sospeso, come quella dell’acqua potabile, dell’elettricità e delle strade statali, cosa che nemmeno Pinochet aveva osato fare.

Poi è arrivata la socialista Bachelet, l’ultima speranza, per così dire. Ma anche in questo caso non è successo nulla di concreto, motivo per cui è stata sostituita da Piñera. L’eterno ping-pong. In sostanza, da noi si era affermato il sistema bipartitico anglosassone, ovvero due blocchi che differivano poco nei contenuti.

Gaby Weber Piñera era presidente quando, il 18 ottobre 2019, è iniziata la ribellione, la Revuelta. Il motivo scatenante è stato un aumento delle tariffe dei trasporti pubblici, ma quella è stata solo la scintilla che ha dato il via e, nel giro di pochi giorni, centinaia di migliaia di persone sono scese in strada chiedendo un nuovo modello e, soprattutto, la fine del sistema pensionistico privato.

Radio Dignidad Non era stata la prima ribellione. Già nel 2000, 20 anni fa, gli studenti erano scesi in piazza, e anche allora si trattava di questioni fondamentali. I politici si erano messi alla guida del movimento e avevano incanalato le proteste secondo i loro interessi. Ancora una volta non era successo nulla, le speranze iniziali sono state deluse. 

Ma la rabbia ha continuato ad accumularsi al di là delle nostre previsioni: nel 2019 siamo stati colti di sorpresa dalla violenza della rivolta, non eravamo preparati.

Gaby Weber All’inizio del 2020, la pandemia ha frenato il movimento. Per placare in qualche modo la situazione, Piñera ha proposto un’assemblea costituente, una richiesta che in realtà non era centrale per il movimento. Come già detto, la ribellione mirava alla fine del sistema pensionistico privato, che aveva ridotto in povertà milioni di persone, ma anche a una maggiore istruzione, all’assicurazione sanitaria e alla fine del neoliberismo radicale. Due terzi degli eletti all’Assemblea costituente provenivano dalla sinistra o almeno da schieramenti progressisti; la destra tradizionale ha ottenuto risultati così scarsi da non riuscire nemmeno a raggiungere il terzo necessario per porre il veto su determinate questioni. L’Assemblea ha presentato una proposta per una nuova Magna Carta, che nel 2023 è stata respinta con quasi il 56% dei voti in un referendum popolare. Le ragioni di questo risultato inequivocabile erano molteplici. Da un lato, i media, che ancora oggi sono in gran parte nelle mani di cinque gruppi capitalistici, avevano trasformato molte buone proposte nel loro contrario e dipinto un quadro catastrofico. Il progetto era generico e poco chiaro, non aboliva il sistema sociale privato e non sanciva un ruolo più forte dello Stato nell’economia nazionale. Proponeva una protezione degli animali di ampia portata, il superamento del patriarcato e nuovi diritti per gli indigeni. Tuttavia, i combattivi indiani Mapuche nel sud del Paese non erano affatto d’accordo, poiché sono fondamentalmente critici nei confronti dello Stato cileno. E così i giornali hanno presentato la protezione degli animali come una minaccia per i popolari rodei e il femminismo come un attacco alla famiglia.

Radio Dignidad I partiti di sinistra come i socialisti e il Frente Amplio erano complici del governo. I sindacati erano deboli, non avevano messo in programma uno sciopero generale; l’assemblea era composta in gran parte da persone della classe media e alta, e da politici di professione. Le loro proposte erano talmente vaghe che la gente comune pensava che la situazione non sarebbe cambiata granché. Il documento sottoposto al voto era lungo oltre 500 pagine, nessuno lo ha letto.

Gaby Weber Da questo contesto è emerso Gabriel Boric, un tempo leader studentesco e poi capo di Stato, che a marzo 2026 cederà il suo incarico a Kast.

Radio Dignidad Boric aveva continuato tutto come prima, in parte anche peggio. Dal 2023 ha militarizzato la regione dei Mapuche, cosa che nemmeno Pinochet aveva osato fare, applicando sistematicamente la legge antiterrorismo. Ha varato la legge contro l’occupazione delle terre. Per il popolo Mapuche è sempre stato così: chi cercava un alloggio si riuniva, occupava terreni pubblici, costruiva piccole case con l’aiuto dei vicini e chiedeva al governo fognature, elettricità, ecc. e col tempo le otteneva. Queste occupazioni godevano del sostegno dei partiti di sinistra, l’ex presidente Salvador Allende le aveva sostenute. Oggi viene chiamata la polizia, che sgombera il terreno e avvia procedimenti penali. E infine dobbiamo ringraziare Boric e i suoi collaboratori per la cosiddetta legge del Grilletto Facile che permette ai poliziotti di sparare ai sospetti anche se non vengono attaccati. Questa legge ha causato la morte di 40 persone, senza che i responsabili fossero puniti. Non sorprende che questi politici non siano stati rieletti.

Gaby Weber Cosa succederà ora? Nel 2025 è entrata in vigore la legge Pensión Garantizada Universal, che concede a tutti i pensionati, tranne pochi ricchi, un sussidio mensile di poco superiore ai 200 euro, finanziato con il gettito fiscale. Questo è stato il risultato della cosiddetta riforma delle pensioni di Boric che, invece di abolire le assicurazioni private, lascia l’intero business nelle loro mani.
Durante la campagna elettorale Kast ha promesso di porre fine all’immigrazione clandestina e, se necessario, di espellere 400.000 migranti, soprattutto venezuelani, ricorrendo anche alla forza. Afferma che la criminalità è opera loro e che costruirà nuove prigioni. Dagli ambienti imprenditoriali si levano timide proteste, perché i migranti lavorano per pochi soldi, soprattutto nell’agricoltura. E in realtà le statistiche dimostrano che, nel panorama internazionale, il Cile è ancora un paese al sicuro dalla criminalità. Ora Kast ha annunciato pubblicamente che sosterrà gli Stati Uniti nel cambio di regime in Venezuela. Ma come intende farlo, con le proprie navi da guerra? Probabilmente no, secondo quanto si dice alla radio.

Radio Dignidad Forse era solo una sparata. Come intende allontanare fisicamente 400.000 persone e far spuntare dal nulla le relative strutture detentive dall’oggi al domani? Chi lavorerà al loro posto? Kast difficilmente modificherà il sussidio pensionistico statale, perché gli garantisce una relativa tranquillità sul fronte sociale e la fine della discussione sulle assicurazioni pensionistiche private.

Sostiene Trump in Venezuela, ma lo aveva fatto anche la candidata comunista Jara; lei era contraria a un’invasione diretta, ma favorevole a un cambio di regime a Caracas da parte degli Stati Uniti. Di certo Kast non cambierà nulla nelle relazioni commerciali con la Repubblica Popolare Cinese. Dubito che modificherà la legge sull’aborto, perché comunque non prevede la libera scelta delle donne, ma consente l’intervento solo in pochi casi, come lo stupro o il pericolo per la vita della madre. Cercherà di evitare il tema di Gaza. In Cile vive la più grande comunità palestinese e molti di loro sono imprenditori conservatori. Rinuncerà a manifestare simpatia per Netanyahu, come fa l’argentino Javier Milei, e voterà in sintonia con i paesi latinoamericani. E probabilmente sosterrà anche la socialista Bachelet nella sua candidatura alla carica di Segretaria Generale dell’ONU. Perché no? Non deve cercare nuove maggioranze per leggi contro l’opposizione o contro i Mapuche: questo quadro estremamente repressivo esiste già, scritto da persone che si definiscono per lo più di sinistra o progressiste.
Forse sarà meno rigoroso in materia di protezione dell’ambiente, autorizzerà gli allevamenti di salmone e rinuncerà alla protezione dei pinguini. Forse alleggerirà i vincoli imposti alle compagnie minerarie e cambierà alcuni nomi di strade.

Gaby Weber Quindi si continua come prima?

Radio Dignidad Questo lo vedremo. Il movimento popolare non è scomparso. È diviso e deve essere riorganizzato. La rabbia e la delusione della popolazione sono palpabili. Ma una cosa l’abbiamo imparata: un nuovo movimento di protesta non deve lasciarsi coinvolgere nel processo parlamentare.

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