C’era una che…

di Emily Blake
Illustrazioni di Liv

Queste storie raccontano di persone reali incontrate tra Rimini, Cattolica e Gabicce. Sono liberamente ispirate ai Repertori dei matti a cura di Paolo Nori.

Una aveva comprato, in una profumeria, un siero da applicare a gocce. Qualcosa dev’essere andato storto nello spiegarle come applicarlo, perché dopo una settimana è tornata in profumeria a comprarne altro lamentandosi che durava troppo poco e che era vero che non faceva un buon profumo, ma sul pane aveva un buon sapore.

Ogni giovedì, al mercato di Gabicce, un signore anziano porta al guinzaglio i suoi animali. A volte una pecora, a volte un agnellino e se si è fortunati lo si incontra anche con una papera che lo segue ovunque vada.

A volte una ragazza va in giro da sola e, quando parla, è sempre molto impegnata a raccontare qualcosa a qualche persona immaginaria. Di sicuro non è sempre la stessa persona quella a cui parla, ogni tanto la si sente parlare in una lingua diversa. Altre volte viene da dubitare che sappia parlare del tutto.

Una, quando è in giro e inizia a piovere, non usa mai l’ombrello. Lo porta sempre con sé, lo tiene chiuso nello zaino, ma non lo usa mai, solamente se è con qualcun altro e glielo chiede oppure se piove così forte che rischia di inzupparsi lo zaino. Se qualcuno le dice qualcosa risponde che le piace la pioggia, o se non piove da molto tempo dice che erano giorni che aspettava quel momento.

Uno camminava avanti e indietro sul marciapiede davanti a un bar, portava la cravatta, la camicia e aveva sempre con sé una valigetta. Ogni tanto guardava l’orologio e dopo aver detto l’orario aggiungeva “e ancora non è successo niente”.

Uno doveva andare a fare una visita al primo piano, ci ha messo 10 minuti a capire che si trovava al piano terra e una volta capito se n’è uscito con “e come ci arrivo al primo piano?”

Un giorno un vecchietto, mentre aspettava di fare una visita al reparto di cardiologia, aveva discusso con le infermiere del front office. Dopo un po’ ha iniziato a minacciare di andare a casa a prendere il fucile e di ammazzare tutti i presenti.

Una dei dirigenti dell’ospedale ha fatto davvero una bella figura quando al telegiornale, in diretta nazionale, si è fatta vedere profondamente impegnata emotivamente e moralmente riguardo ai danni dell’alluvione. Per fortuna non c’erano le telecamere quando medici e infermieri stavano facendo le corse per mettere al sicuro tutte le attrezzature che si sarebbero potute rovinare con l’acqua, e lei se ne stava tranquilla al bar a mangiarsi un panino indisturbata e indifferente.


 

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