Alla ricerca del tirocinio gratuito

di Tirocinante Anonima

 

 

Alla ricerca del tirocinio gratuito #1

Mi viene segnalata, dalla mia università e da affidabili amiche, una rinomata Scuola di Psicoterapia dal nome altisonante quanto inflazionato. Sul sito c’è addirittura una pagina dedicata ai tirocini, con una lista delle prestigiose università convenzionate con il loro centro. Propongono un percorso interessante, coinvolgente, formativo, insomma non le solite fotocopie. C’è scritto che va mandata una mail con le informazioni anagrafiche, il numero di ore da svolgere, il titolo della tesi e il curriculum in formato europeo. Piena di ansia e di zelo, passo una notte a riscrivere da capo il mio curriculum in formato Europass che, come tutti sanno, è il più orrendo dei formati di curriculum mai creati.
La mattina dopo l’impresa, scrivo una mail molto formale, sentendomi un po’ in difetto per il fatto di non sapere ancora su cosa fare la tesi, anche se comunque la dovrò dare tra un anno. Dopo alcuni giri attorno al tavolo e diverse telefonate di supporto, clicco finalmente su “invia”. Celermente, dalla segreteria della scuola mi arriva una risposta, alla seconda persona plurale, con un giorno e un orario di appuntamento per la “selezione dei tirocinanti” che si terrà, come tempi di Covid richiedono, via Zoom. La parola “selezione” mi fa allucinare per un momento scenari postmoderni apocalittici, tipo test della personalità, quiz di logica e sfide tra candidati nell’arena. Comunque ringrazio e scrivo che attendo il link per l’accesso.
Il giorno fatidico arriva. Io sono pronta al tavolo con pc acceso, quadernino per gli appunti, capelli pettinati e una certa adrenalina. Ho anche chiuso la gatta selvaggia in una stanza. Anche l’ora fatidica arriva e io ricarico compulsivamente la mail in attesa del link di Zoom, di un messaggio, una telefonata. Invece niente.
Silenzio. Al numero del centralino non risponde nessuno, c’è solo una stizzita voce registrata. Alle mail tantomeno. Per un momento mi sento divisa in due mondi paralleli, tra i quali non so dire quale sia quello reale: hanno avuto un problema e le selezioni sono state rimandate, oppure da qualche parte nell’etere le stanno facendo e non mi hanno mandato il link?
È come il colloquio di Schrödinger, non sai se sta avvenendo o meno, finché non riesci a entrare nella riunione Zoom.
Cari psicoanalisti svaniti nella rete, auguri ai vostri pazienti e ADIOS!

 

Alla ricerca del tirocinio gratuito #2

Si presenta una nuova opzione di tirocinio. Reduce dalla puntata precedente, scrivo un sms al tutor per chiedere se l’appuntamento è confermato. Lui l’ha voluto subito in presenza. Al telefono, alla domanda “ma che cosa fa la vostra associazione?” ha tagliato corto dicendo: “forse è meglio vedersi”.
Mentre pedalo tra piste ciclabili che svaniscono, come gli psicoanalisti dell’altra volta, alterno lo scenario del criminale che deve nascondere loschi intrighi e quello del marpione che vuole vedere se la giovane tirocinante gli aggrada.
L’aspirante tutor di tirocinio, un signore sulla cinquantina con zaino da montagna, si presenta con una camicia hawaiana e un blocchetto di ticket restaurant, chiedendomi come prima cosa se può offrirmi il pranzo. La colonna “marpione” vince un punto. Dato che lui è andato subito al sodo con la faccenda del pranzo, decido di andare subito al sodo anche io e gli chiedo nuovamente di spiegarmi le attività che propone la sua associazione. Lui parla con passione e confusione, articolando una descrizione dei progetti vaga, fumosa, con attimi di grandiosità (“gestiremo una enorme struttura finanziata dal Comune entro un anno”), ma in fondo vedo in lui il buon cuore dell’educatore di vocazione. Vanta inoltre di aver seguito 150 tirocinanti, ma non sa dirmi nello specifico cosa potrei fare. Incalzato dalle domande, come esempio mi dice che potrei seguire i ragazzi utenti dei servizi di salute mentale che lavorano al bar, innanzitutto imparando il mestiere di barista da loro. “Anche per sovvertire i ruoli – dice – è bello che non sia più chiaro chi è matto e chi no, è terapeutico.” Segue tour in uno dei centri psichiatrici gestiti dall’associazione, dove un’educatrice antropologa entusiasta e una signora russa enorme discutono di come trovare una fidanzata all’uomo seduto dietro alla reception, il quale guarda sorridendo nel vuoto, evidentemente perso in un immaginario mondo parallelo. Beato lui.
Almeno il tutor si è presentato, ma mi sa che anche stavolta NEIN.

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