della Misantropa
Illustrazione di Pat Carra

Un bel giorno dell’ottobre 2026 che il cielo era grigio di lacrimogeni e piovevano getti di idranti, in una metropoli europea, nel corridoio di una struttura sanitaria pubblica, tre vecchie amiche di sabba, Ombretta l’Orba, Zoe la Zoppa e Margot la Monca, mentre aspettano il loro turno per le visite specialistiche (18 mesi per Ombretta, 19 per Zoe e per Margot non si sa perché non si sono ancora aperte le agende) stanno chiacchierando del meno e del più: Zoe prende meno di pensione e non ha più i soldi per pagare l’affitto, Margot mangia meno perché la roba costa di più, Ombretta dorme meno perché da quando l’hanno sfrattata dorme su una panchina che diventa ogni giorno più dura.
Nel frattempo nel corridoio si svolge una manifestazione pacifica di barellati (che protestano contro il sovraffollamento delle barelle, scandendo “un malato una barella!”) spinti da allievi medici che protestano contro l’aumento dei turni non pagati da 24 a 36 ore al giorno. Ma la placida routine quotidiana viene interrotta da un rombo cadenzato di passi che scuote l’edificio: uomini metallici rivestiti di caschi, scudi, pistole laser, lance, picche e alabarde avanzano a passo di carica per disperdere i manifestanti.
Le tre amiche, radunando le forze declinanti, riescono a rifugiarsi in un bagno prima di venire travolte. Ed è lì, nella toilette della struttura pubblica (senza carta igienica), che viene fondato il gruppo A.R.D. (Arpie Resistenti Disabili), il cui manifesto recita, tra l’altro: “Le Arpie marceranno alla testa dei cortei di protesta con le loro grucce, stampelle, deambulatori, sedie a rotelle, opponendo i loro corpi vulnerabili e indifesi alla brutalità poliziesca – oseranno le forze dell’ordine colpire brutalmente soggetti fragili, vecchie traballanti, artritiche, con la macula e la protesi all’anca? Certamente no!”
Hanno osato.
Nel novembre dello stesso anno, le tre amiche di A.R.D. si ritrovano di nuovo insieme in un’ala periferica del cimitero generale della città, ciascuna all’interno della sua urnetta di plastica, in attesa di assegnazione di loculo (24 mesi per Zoe, 33 per Margot, per Ombretta non si sa perché la sua pratica è al momento dispersa).
Senonché recentemente la municipalità ha deciso di dare in comodato proprio quell’ala a un’impresa edile che intende costruire residenze temporanee e studentati ad alta densità abitativa e rapida rotazione, e mentre le tre amiche stanno adocchiando i loculi più ambiti, ecco apparire le ruspe che avanzano stridendo sulla ghiaia e triturando i fiori di plastica e i nastri di raso viola.
Incredule e indignate, le tre amiche decidono che loro saranno anche morte, ma lo spirito del gruppo A.R.D. è vivo e non si arrende.
Non oseranno, le ruspe, avanzare su tre gracili urnette di plastica! si dicono rotolando spavalde verso i mostri dalle potenti zanne.
Anche stavolta hanno osato.
Ma questa non è una favola che finisce male.
Perché le tre amiche – Ombretta l’Orba, Zoe la Zoppa e Margot la Monca – rinascono come altrettanti fenici dalle loro ceneri, sparse sul terreno dell’ex cimitero di defunti ora tramutato in cimitero di viventi, e sotto forma di Erbacce resistenti germogliano e fioriscono e si ramificano e si arrampicano e corrodono il cemento e si avviticchiano agli stivali degli uomini di metallo e spandono spore urticanti destinate a perpetuarsi in eterno.
